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Inaspettata scoperta archeologica: rinvenuti i resti di un elefante di 140 mila anni fa

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Inaspettata scoperta archeologica nel cuore della Campania: rinvenuti alcuni resti di un elefante vissuto ben oltre 140 mila anni fa. I dettagli dello scavo. 

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Elefante preistorico (Foto da Pixabay)

La Campania si rendere protagonista di una strepitosa, quanto inaspettata scoperta archeologica che ha visto il coinvolgimento delle maggiori università italiane e della Soprintendenza di Salerno e Avellino.

Una notizia che non ha fatto altro che accrescere il livello culturale di una Regione già in cima alle classifiche dei luoghi più belli e ricchi di storia. Basta ricordare la magnificenza di Ercolano, Paestum, Pompei – giusto per citarne alcuni.

Ma adesso addentriamoci nel cuore della notizia. Ricordiamo che ogni scoperta è di fondamentale importanza per il nostro bagaglio storico e per comprendere al meglio come l’uomo e l’animale hanno convissuto nella preistoria.

Straordinaria scoperta a Marina di Camerata: emergono i resti di un elefante vissuto nella preistoria

Una scoperta a dir poco considerevole che ha visto una campagna di scavo breve, ma intensa. Nel giro di pochissime settimane sono stati rinvenuti i resti di un pachiderma preistorico.

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Marina di Camerota (Foto da Facebook)

La notizia arriva dalla provincia di Salerno, nello specifico dal Comune di Marina di Camerota – meta turistica per eccellenza di tantissimi italiani. Complice un mare cristallino e la tanto meritata bandiera Blu. Ma ritorniamo al rinvenimento.

Sono stati riportati in auge, infatti, i resti di un elefante che ha vissuto ben oltre 140 mila anni fa. Fino a questo momento non si credeva fattibile che questi animali adesso abitato le terre salernitane. Di che esemplare si tratta? Siamo al cospetto di un Palaeoloxodon antiquus. 

Molto probabilmente molti di voi lo conosceranno come il pachiderma dalle zanne dritte. Cosa evidenziano i lavori? Il team di archeologi e scienziati ha riportato alla luce l’osso di un arto, dove sono presenti alcuni segni inflitti molto probabilmente dall’uomo.

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Questa scoperta getta le basi per nuovi margini di ricerca e chiarifica quelle che sono state non solo le abitudini dell’animale, ma anche dell’uomo. Si ritiene, infatti, che i segni siano tracce di una probabile lavorazione, o meglio macellazione.

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