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Dolci di Natale: 63 ricette tradizionali di ogni regione italiana

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63 ricette, dolci di Natale tradizionali, napoletani, pugliesi, emiliani, anzi di tutte le regioni italiane, spesso da fare in casa, quasi sempre bellissimi.

Tra questi 63 dolci regionali molti, moltissimi, sono biscotti di Natale.

Gli indecisi su quali portare in tavola, per concludere la cena della vigilia o il pranzo di Natale, troveranno nella nostra raccolta un sacco di idee da copiare, spesso facili e veloci.

Ma l’avvicinarsi del Natale 2022 è anche un’occasione per ricostruire l’origine e i significati dei dolci delle feste, da riscoprire o magari da fare in casa per la prima volta. 

Il Natale di Napoli da solo propone dolci sfrontati di origine ultrasecolare. Ma dal Trentino Alto-Adige alla Sicilia il panorama dei dolci di Natale italiani che hanno attraversato i secoli è ampio in tutte le regioni.

E sfida l’omologazione del gusto e la dittatura di panettone, pandoro e tronchetto di Natale.

Dolci di Natale valdostani

Mont Blanc dolci di natale
Mont Blanc

1 – Mont Blanc

La forma di questo bellissimo dolce natalizio ricorda una montagnola e non è un caso che il nome sia dedicato alla vetta più alta d’Europa.

Incerta l’origine della ricetta, anche se è possibile trovarne tracce nella pasticceria francese, la presenza del Mont Blanc è una dolce abitudine anche nelle tavole di Piemonte e Lombardia.

Il Mont Blanc è una vera montagna di dolcezza da scalare.

2 – Mecoulin

Specifico di Cogne, questo pane dolce all’uvetta si gusta oggi tutto l’anno, mentre in passato viveva il periodo di massimo splendore durante le feste natalizie, a cui resta comunque particolarmente legato.

3 – Biscotti di Natale: tegole di Aosta

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Tegole di Aosta

La diffusione delle tegole aostane risale agli anni Trenta quando nelle pasticcerie di Aosta sono comparsi per la prima volta questi dolci dalla forma ondulata come le tegole di terracotta dei tetti delle baite.

La scoperta si deve all’intraprendenza di due pasticceri valdostani della famiglia Boch che hanno appreso la ricetta durante un soggiorno in Francia.

Secondo tradizione l’impasto di mandorle dolci e amare, nocciole, zucchero e bianco d’uovo, dopo essere stato steso in forme rotonde e asciugato in forno, assume la tipica forma da cui il dolce prende il nome, una volta posto su un mattarello o su una superficie curva.

Biscotti un tempo tipicamente natalizi e prettamente legati al capoluogo, oggigiorno si gustano fatti in casa in numerosi centri della regione.

Dolci di Natale piemontesi

Crumbot
Crumbot, biscotti di Natale piemontesi

4 – Crumbot 

La tradizione del crumbot, ovvero “bambino di Natale” (il Bambino Gesù), riprende quella dei bimbi di pasta frolla sagomati durante le feste natalizie dalle famiglie contadine della provincia di Alessandria. 

Il sapore di questi biscotti di Natale, semplice e buono, è quello della farina del grano San Pastore, con l’aggiunta di burro, uova, zucchero, poco lievito, canditi di arance o ciliegia e gocce di cioccolato.

5 – Ciciu ‘d capdan 

Ancora biscotti natalizi fatti in casa e stesso concetto dei crumbot. Ma con i “pupazzi di Capodanno” ci spostiamo nel cuneese, dove i bambini fatti con il pane dolce erano il regalo dei padri ai figli nel giorno dell’Epifania.

6 – Nuvola di Ghigo 

Nuvola di Ghigo
Una Nuvola della pasticceria Ghigo

Dolce di Natale legato a una pasticceria della città, Ghigo, aperta in centro nel 1870 come latteria con caseificio, oggi meta amata dai torinesi per il consumo di dolci e squisitezze assortite.

Compresa la “Nuvola di Ghigo”, ricetta adattata del pandoro veronese, con il dolce a stella ricoperto di crema di burro e zucchero a velo. 

Dolci di Natale lombardi

Panettone milanese dolci di natale
Panettone milanese

7 – Panettone

Simbolo stesso di Milano e vanto della gastronomia italiana nel mondo, ha da tempo travalicato il suo legame con il periodo natalizio (e con la Lombardia) diventando il dolce delle feste per antonomasia.

Come in molti pani farciti l’origine risale alle celebrazioni e ai riti del primo paganesimo, soppiantati in questo caso dal Natale cristiano, in cui miele, frutta e bacche aggiunti al pane simboleggiavano desideri di benessere e fertilità.

Tra le leggende più curiose fiorite intorno alla nascita del panettone quella che fa risalire alla casualità di un’infornata sbagliata l’arrivo in tavola del “pan de Toni”, il maldestro pane del garzone Antonio. 

È ai primi del Novecento, però, che nasce e si sviluppa il panettone come lo conosciamo oggi, benché l’aspetto iniziale fosse quello di un pane schiacciato e dalla consistenza molle.

È per merito di Angelo Motta che, negli anni Trenta, il panettone assume la tipica forma a cupola che ancora oggi lo contraddistingue.

Compresso in un “pirottino” di carta da forno l’impasto diventa verticale quasi a simboleggiare la crescita di importanza della città tutta.

8 – Bisciola

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Bisciola della Valtellina

Caratteristico della Valtellina, è un dolce natalizio a forma di pagnotta che si fa apprezzare per la farcitura del ricco ripieno a base di frutta secca e candita.

Rustiche atmosfere accolgono il palato di chi gusta la bisciola, un “pane” chiamato anche “figascia” o “bisoëla”. La cui ricetta, in base alla fantasia di pasticceri e fornai, varia sia nella scelta che nella quantità degli ingredienti.

9 – Miascia: il panettone lariano

Dolce tipicamente natalizio della zona di Como, considerato dai lariani il panettone locale, poi esteso alla Brianza.

Nata in casa per utilizzare il pane secco avanzato, col passare del tempo la miascia ha visto l’aggiunta di ingredienti nuovi e raffinati: fichi secchi, scorze di agrumi, polvere di cacao, fichi liquore, amaretti, persino le erbe aromatiche. 

A segnare la differenza tra le numerose versioni è spesso la farina. Di castagne nella miascia di Bellagio, bianca e bramata a Ossuccio, bianca con l’aggiunta di foglie di menta in Valsassina.

10 – Panun de Natal

Un dolce preparato con il grano saraceno all’insegna della frutta secca, amato dai lombardi per il profumo irresistibile. 

Le forme possono essere due: quella di un piccolo filone di pane leggermente appiattito, oppure, decisamente più rara, quella di una pagnotta rigonfia e rotonda.

Dolci di Natale trentini è dell’Alto-Adige

Zelten dolci di natale
Zelten trentino

11 – Zelten

Chiamato anche celteno, il nome zelten risale al termine tedesco “selten” (talvolta) che sottolinea la particolarità della ricetta che si preparava solamente nel periodo natalizio. Tipico pane di frutta, la sua usanza è diffusa in tutta la regione.

Motivo per cui è difficile codificare una ricetta canonica del popolare dolce di Natale trentino, data la varietà di ingredienti che cambiano da valle a valle e quasi da casa a casa. 

Una base comune, comunque, si rintraccia nella presenza di farina, uova, burro, zucchero, lievito e di noci, fichi secchi, mandorle, pinoli e uva sultanina nell’impasto.

In Alto Adige poi lo zelten assume varie forme: a cuore, ovale, rettangolare, dolci bellissimi, quasi a simboleggiare una maggiore fantasia rispetto allo zelten trentino.

Per tradizione tutti i membri della famiglia devono portare il loro aiuto nella preparazione del dolce che verrà mangiato solo una volta rientrati dalla messa di mezzanotte, come gesto di ringraziamento per il cibo donato alla tavola di Natale.

12 – Christollen

Come per lo Zelten, il tempo lavora a favore di questo dolce, nel senso che il trascorrere dei giorni lo rende più gustoso.

Per questo motivo le famiglie, fin dall’inizio di dicembre, ne sfornano in gran quantità facendo solo attenzione a spennellarlo con burro fuso per prevenire che si secchi.

La presenza del christollen sulle tavole delle feste natalizie è un segno di buon augurio.

Biscotti di Natale veneti

13 – Baicoli

Baicoli e zabaione
Baicoli veneziani e zabaione

La Venezia del Settecento e il mare, l’alta pasticceria e le tratte commerciali, la mondanità dei caffè e le cambuse di bordo: tutto questo incarnano i baicoli, punta di diamante dei biscotti di Natale veneziani.

A guardarli si comprende il perché del loro nome, uguale al termine dialettale con cui si definiscono a Venezia i piccoli branzini: infatti la forma ricorda vagamente la fisionomia di un piccolo pesce. 

Dolci di lunghissima conservazione i baicoli si adattavano perfettamente ai viaggi per mare intrapresi dai mercantili della Serenissima, ma nello stesso tempo sapevano figurare con eleganza nelle pasticcerie e nei caffè più alla moda del tempo.

Facilissimi da reperire e da fare in casa, si gustano icon il tè o il caffè, ma c’è chi li preferisce accompagnati con il vino dei dogi, il Moscato Fior d’Arancio dei Colli Euganei, contornati dallo zabaione veneziano.

Dolci di Natale veneti

14 – Nadalin

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Nadalin di Verona

È il dolce di Natale tipico di Verona, dalla cui ricetta sul finire dell’Ottocento è nato il più famoso pandoro.

L’origine del lievitato, tanto radicato nella tradizione della città che ancora oggi i veronesi lo preferiscono al pandoro durante le feste natalizie, risale al 1260.

Quando i Della Scala, i signori di Verona, nel primo Natale seguente al loro insediamento, avevano dato l’incarico a un pasticcere locale di inventare un dolce bellissimo simbolo della grandezza della città.

15 – Pinza

Di umili origini contadine, la pinza si preparava con gli avanzi di polenta o di pane raffermo mescolati alla frutta secca, di solito i fichi, i semi di finocchio e l’uvetta.

Dolce del riciclo ante-litteram, si mangiava verso la fine delle feste natalizie.

Dolci di Natale friulani

Gubana dolci di natale
Gubana classica

16 – Gubana

Dolce tradizionale friulano la cui origine si lega alle feste religiose più importanti del calendario (Natale e Pasqua) ma anche a cerimonie particolari quali matrimoni, cresime, ecc.

Nata nelle zone di confine, si pone quasi come un ponte tra Italia e Slovenia. Un legame ribadito nell’origine del termine da cui il dolce natalizio prende il nome: guba, che in sloveno significa “piega”, probabilmente dovuto alla forma a torciglione della gubana.

L’origine contadina (gubana friulana), impressa nella farcitura rustica chiusa in una pasta lievitata a base di farina, si nobilita al contatto con le città.

Infatti a Gorizia e Trieste (gubana giuliana) l’involucro di pasta sfoglia racchiude, oltre agli ingredienti abituali, un ripieno arricchito da spezie e frutta candita.

17 – Pan dolce all’uvetta

Si inserisce a buon diritto nell’antichissima tradizione dei pani dolci di Natale diffusa in tutte le regioni d’italia.

In passato, nella Carnia, si usava iniziare la preparazione del pan dolce già dal 5 dicembre, alla vigilia della festa di san Nicola, facendo fede sulla lunga conservazione del prodotto.

Dolci di Natale liguri

PANDOLCE BASSO Marco Visciola ph Francesco Zoppi dolci di natale
Pan Dolce ligure

18 – Pan Dolce

Tra i dolci natalizi liguri spicca il pandolce genovese. È una sorta di pane dolce arricchito con canditi, uvetta e zibibbo. 

Esiste in due versioni, quella alta e quella bassa, ma in ogni caso è tradizione portarlo in tavola alla fine del pranzo natalizio, possibilmente servito con una foglia di alloro sopra come forma di buon augurio.

19 – Pane del marinaio 

Medesima famiglia del panettone, ecco una variante tradizionale tipica della zona di Alassio.

Il pane del marinaio è un dolce friabile e delicato che nel tempo si è imposto tutto l’anno, non solo a Natale. Il nome è dovuto all’apprezzamento dei marinai liguri per la lunga conservazione del lievitato a forma di mega biscotto.

20 – Spungata di Sarzana

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Spungata di Sarzana

Dolce di Natale tradizionale prodotto a Sarzana, provincia di La Spezia, dove la spuntata è considerata il simbolo gastronomico cittadino.

Il nome della spungata di Sarzana deriva da “spongia”, cioè spugna, per l’aspetto spugnoso e irregolare della parte superiore. 

Nei dolci fatti in casa come nelle versioni di fornai e pasticceri la forma è quella di una torta, con base di pasta sfoglia riempita da confettura di mele e pere, altra frutta candita, pinoli e mandorle.

Quindi ricoperta da un secondo strato di sfoglia che viene bucato fittamente per facilitarne la cottura interna, infine modellata con uno stampo in legno.  

Biscotti di Natale liguri

21 – Cobeletti

La forma rende i biscotti liguri di antica tradizione subito riconoscibili: sembrano cappelletti ma ripieni di confettura alla mela cotogna. 

I cobeletti sono dolci bellissimi tipici di Rapallo, che nel 2012 ha ottenuto la Denominazione Comunale d’Origine (DE.CO), e si trovano anche in versioni più attuali ripieni di confetture all’albicocca o ai moderne frutti di bosco.

Dolci di Natale emiliani e romagnoli

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Pan Speziale

22 – Pan speziale o Certosino

II Natale a Bologna non si potrebbe festeggiare veramente se mancasse sulle tavole e nelle pasticcerie il dolce più rappresentativo della città.

Un pericolo ben lontano dal venire, tanto radicata è la tradizione del pan speziale nel capoluogo emiliano e nella provincia.

La ricetta, che si distingue per l’assenza tra gli ingredienti delle uova, è stata codificata nel 2001 dall’Accademia Italiana della Cucina per salvaguardarne la classicità.

Nei due nomi del bellissimo dolce bolognese è racchiusa la sua storia. Durante il Medioevo furono gli antichi speziali, i farmacisti del tempo, i primi a creare la torta arricchendola di spezie, canditi e frutta secca, tra cui le mandorle. 

In seguito furono i frati della Certosa di Bologna a divenire i maestri nella preparazione del dolce tra i cui illustri estimatori si ricorda anche papa Benedetto XIV.

Oggi il pan speziale è il dolce tradizionale delle famiglie e presenza costante, in occasione del periodo natalizio, nelle vetrine della città. 

23 – Pane di Natale

Il nome sottintende il rapporto strettissimo che lega il dolce alle feste natalizie. La ricetta ha radici molto antiche ma la semplicità della preparazione rende il dolce ancora vivo e familiare.

Per decenni, nei primi giorni di dicembre, si sfornava in gran quantità spennellandolo con il vino cotto (saba) in attesa di gustarlo nella grande festa.

24 – Spongata: il dolce natalizio di Brescello

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Spongata di Brescello

Indiscussa specialità di Brescello (provincia di Reggio Emilia), la spongata è un dolce di Natale dalle origini antichissime in attesa del riconoscimento Igp. 

Fatto di pasta frolla, con la forma di una cupola rotonda schiacciata, viene arricchito con frutta secca, miele e uva sultanina, quindi cotto al forno e infine spolverizzato di zucchero a velo. 

Curioso ricordare come nel Quattro-Cinquecento fosse vietato nel Reggiano fare in casa la spongata durante i periodi di carestia, perché considerata una pietanza lussuosa e talmente ricca di ingredienti da essere riservata solo agli ospiti illustri. 

Oltre a Brescello e nelle zone di Reggio Emilia, di Parma e di Modena, la spongata si ritrova in Lombardia, a Cremona, e in alcuni centri di Liguria e Toscana.

25 – Miacetto

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Miacetto di Cattolica

Tipico della zona di Cattolica, il miacetto trova origine nell’esigenza della città di donare ai pellegrini, che di lì transitavano nel periodo dell’Avvento, un cibo composto con ingredienti consoni ai digiuni imposti dalla tradizione cristiana.

Vietati carne e grassi animali si è pensato di confezionare un dolce sostanzioso unendo farina, noci, uva sultanina, mandorle tostate, pinoli, miele, zucchero, cacao, cannella, scorza di limone e d’arancia, sale, olio d’oliva, acqua.

Dolci di Natale toscani

26 – Panforte

Panforte dolci di natale senesi
Panforte di Siena

Compatto e basso, a forma di cerchio, di pezzature diverse, chiaro o scuro a seconda di cosa si cosparge sopra: zucchero vanigliato o cacao. La base del panforte è un’ostia piuttosto sottile mentre la superficie appare striata e rugosa. 

Il dolce di Natale nato a Siena poi diffuso nella provincia di Grosseto, in particolare a Massa Marittima, ha un tipico e forte gusto speziato e la consistenza leggermente gommosa che ben conoscono i golosi. 

27 – Copata

Tipica ricetta dolce della tradizione natalizia, prende il nome dall’arabo qubbiat. Nel sapore di miele, mandorle e noci custodito da cialde friabili si riscoprono i profumi di quella terra lontana.

Biscotti di Natale toscani

28 – Ricciarelli

La leggenda narra che si debba al senese Ricciardetto della Gherardesca la divulgazione della ricetta dei famosi dolci di Siena. Dal nome deriverebbe il termine “ricciarelli”. 

In realtà questi biscotti – dolcetti, incartati in veline azzurre che riportano l’immagine di due cavalli alati (i cui originali si trovano nel museo archeologico etrusco di Volterra, città legata al casato della famiglia dei Gherardesca), erano chiamati col nome di “marzapanetti alla senese”.

È solo nell’Ottocento che appare la denominazione attuale di ricciarelli. La produzione, artigiana e industriale, che ha le radici a Siena, nel corso degli anni si è estesa al Pisano (in particolare a Pomarance) e alle piccole realtà sparse nel Grossetano. L’esportazione interessa soprattutto USA e Regno Unito.

È tra ottobre e dicembre che i tradizionali ricciarelli vivono il periodo di massima produzione. È soprattutto in questi mesi che si gusta il sapore di mandorle e miele, attratti dalla forma ovale allungata e dalla superficie rugosa che nasconde una pasta morbida e spugnosa.

Senza dimenticare i ricciarelli “rozzi” fatti in casa, di aspetto irregolare, ricoperti di cioccolato fondente.

29 – Cavallucci o Morsetti

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Cavallucci di Siena

Nati intorno al XVI secolo a Siena, i cavallucci derivano dagli antichi pepatelli da cui si differenziano per la mancanza del pepe nero nell’impasto, motivo che ne rende più dolce il sapore.

Il nome “morsetti” evoca le antiche stazioni di posta e i corrieri che facevano largo uso di questi buonissimi dolci.

Presenti soprattutto a Siena, la produzione con leggere varianti si è stabilizzata anche nel Grossetano e in particolare a Massa Marittima.

Il profumo che riempie le case nel periodo natalizio è quello delle noci e della frutta candita con una punta d’anice. Un gusto delizioso nascosto da una forma grossolana e irregolare ma pronto a rivelarsi al primo morso.

Dolci di Natale marchigiani

Frustingo dolci di natale
Frustingo marchigiano

30 – Frustingo

Dolce di Natale nato povero che nel tempo si è arricchito di nuovi e più ricercati ingredienti.

Definito in diversi modi – frustingo, pistringo, frestinghe, frostenga e quant’altro – in base al luogo, mantiene la sua radice comune nel termine frusto: cioè “pezzetto”, nel senso di misero, malridotto.

Il comune denominatore sono l’olio extravergine d’oliva –che assume la funzione di legante– e i fichi secchi, che insieme alle mandorle e alle noci portano il contributo della frutta secca.

Basso e compatto nella forma, assume un color vinaccia scuro se nel suo composto si aggiunge mosto cotto o addirittura caffè o cacao.

L’insieme degli ingredienti rende il dolce una bomba calorica che solo la particolare circostanza del Natale permette di gustare senza eccessivi sensi di colpa.

Le origini non si discostano dalle tradizioni culinarie picene, ma molti sostengono che il frustingo abbia ascendenze etrusche.

31 – Cicerù

Specialità di Civitanova Marche, si prepara soprattutto durante le festività natalizie, ma è comune ritrovarla anche a Capodanno e per l’Epifania.

Il nome lascia intuire la presenza dei ceci, uniti allo zucchero e alla sapa (mosto cotto) che sempre più si tende a sostituire con il cacao. In entrambi i casi è un dolce natalizio che si rivela delizioso, da provare almeno una volta.

Il panettone marchigiano

32 – Panettone alle visciole

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Panettone alle visciole marchigiano

Le ciliegie selvatiche tipiche delle marche sono protagoniste di un bellissimo dolce natalizio che affonda le radici nelle ricette di inizio ‘800. La preparazione è quella complessa del panettone, con lunga lievitazione e impiego del lievito madre.  

Le visciole aggiungono al gusto note vellutate e all’impasto l’umidità necessaria per renderlo setoso. 

33 – Serpe di Apiro

Per gustare questo dolce dall’aspetto leggermente inquietante, è necessario recarsi nelle zone fra Ascoli Piceno e Macerata durante le festività natalizie. Al di fuori di queste aree è difficile reperirlo, salvo forse nei migliori forni e pasticcerie di Ancona.

Fatto in casa e subito distinguibile per le sembianze, nasconde sotto la “pelle” dura e glassata una pasta morbida e profumata di spezie.

La forma particolare della serpe di Apiro potrebbe risalire alla venerazione degli antichi Piceni per i rettili, visti come simbolo di longevità.

Dolci di Natale umbri

Pan pepato dolci di natale
Pan Pepato di Terni

34 – Pampepato

Ancora oggi il dolce lega la sua presenza alla tradizione del Natale, in particolare nel Ternano, sua “patria d’origine”, e a Massa Martana, Todi, Marsciano e Deruta (Pg).

A forma di panetto rotondo, il pan pepato si distinque per il sapore esaltato dall’ingrediente principale: il pepe nero macinato.

35 – Pinoccate

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Pinoccate

Tipici dolci natalizi della provincia di Perugia, fanno la loro comparsa nelle pasticcerie, durante i giorni di festa, avvolti in bellissime carte colorate.

L’ingrediente base, che dà al dolce il nome, sono i pinoli, parte di una farcia messa calda su ostie fragranti, procedimento tipico della città di Perugia.

Oppure parte di un impasto bianco (vaniglia) o marrone (cioccolato), tagliato in tanti piccoli rombi una volta raffreddato.

36 – Mostaccioli

Diffusi in tutta la regione, in questo caso sono biscotti di Natale secchi caratterizzati, come dice il nome, per la presenza tra gli ingredienti del mosto.

Dolci di Natale laziali

37 – Riconta – Budino di ricotta – Ricotta fritta

L’allevamento ovino nel Lazio ha dato vita oltre alle carni per la tavola e ai formaggi, anche alla ricotta, ingrediente fondamentale di alcuni dolci di Natale.

Lavorata con miele, frutta candita, cannella e molto altro, la sua usanza sopravvive nel budino di ricotta e nella ricotta fritta, dolci tipici fatti in casa nel periodo natalizio.

38 – Pangiallo romano

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Pangiallo romano

Origini nella Roma imperiale, il pangiallo si è trasformato nel tempo con varie aggiunte agli ingredienti della ricetta originale: frutta secca, miele e cedro candito ricoperti da uno strato di pastella d’uovo. Cui si sono unite più tardi nocciole e mandorle. 

Biscotti di Natale laziali

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Tozzetti

39 – Tozzetti

Diffusi in tutta la regione, sono squisiti biscotti secchi natalizi fatti in casa per essere consumati a fine pasto, tipici per la presenza di nocciole.

Il composto varia in base alla zona in cui si producono. Esistono varianti con miele di castagno e un po’ di pepe, con pinoli e frutta candita.

Dolci di Natale abruzzesi

Parroco abruzzese
Parrozzo abruzzese

40 – Parrozzo 

Il parrozzo, tipico pane rustico, anzi “pane rozzo”, voluto da Luigi D’Amico, pasticciere di Pescara, era in origine una pagnotta sferica di origini contadine preparata con il granoturco e conservata a lungo. 

Ispirato dai colori e dalla forma della pagnotta, D’Amico ha rimpiazzato il granoturco con le uova –stesso colore giallo– unendo poi la farina di mandorle.

Il cioccolato invece, ha preso il posto del colore scuro dovuto alla bruciatura della crosta del pane cotto nel forno a legna. 

“La Canzone del parrozzo” è stata la reazione di getto all’assaggio del bellissimo dolce natalizio abruzzese di un estasiato Gabriele d’Annunzio.

41 – Caggionetti

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Caggionetti abruzzesi

Calcionetti o caggionetti, quasi una cantilena per richiamare i dolci ripieni più famosi della regione.

Diffusi in quasi tutto l’Abruzzo, sorprendono il fortunato che li assaggia per la prima volta con un involucro semplice che custodisce un tesoro insospettato di sapori.

È nel Chietino e nel Pescarese che si ritrovano le radici del dolce di Natale sottolineate dalla presenza dei ceci, addolciti da mosto cotto, cioccolato e miele. 

In altre zone invece le sfoglie di pasta vengono farcite con mandorle, pinoli e noci, tutto amalgamato con marmellata.

42 – Croccante natalizio

Immediatamente associato al Natale, la fortuna del dolce tipico risiede nell’essere facile da preparare e allo stesso tempo gradevole da gustare.

Dolci di Natale molisani

Cicerchiata dolci di natale
Cicerchiata del Molise

43 – Cicerchiata del Molise

Il dolce dei grandi eventi: Natale e Carnevale non sono tali se a tavola manca la cicerchiata. Cugina lontana ma neanche troppo degli struffoli napoletani, prende il nome dalla cicerchia, ancora oggi coltivata nell’Italia centrale. 

I piccoli piselli di prato vengono associati a croccanti palline fritte, granulose delizie di miele e cannella, di mandorle e frutta candita.

44 – Calciuni del Molise

II Natale molisano si arricchisce ogni anno del profumo ricco di aromi dei calciuni, ravioli fritti farciti con castagne, cioccolato, miele… piccoli gioielli velati di zucchero.

45 – Mostaccioli

Un tempo, la sera della vigilia, le famiglie si riunivano intorno ai falò e si scambiavano i mostaccioli, inconfondibili dolcetti fatti in casa a forma di rombo ricoperti di cioccolato amaro.

Sono tipici per la presenza del mosto nell’impasto, da cui traggono il nome.

46 – Cipillati di Trivento

Trivento è il borgo della provincia di Campobasso in cima a un colle nella Valle del Trigno, da cui provengono i cipillati o cppllat, dolcetti natalizi a forma di mezzaluna molto morbidi e ripiene di confettura alle amarene.  

Dolci di Natale napoletani

Mustacciolo dolci di natale
Mustacciolo

47 – I dolci della mattina di Natale

La tradizione vuole che la mattina di Natale le case napoletane siano invase da dolci, pasticcini e biscotti come i mustaccioli, i raffioli, i roccocò e i susamielli.

Piccoli rombi di cioccolato e glasse bianche zuccherine piene di spezie.

48 – Raffioli o Raffinoli

Raffiuoli a cassatine dolci di natale
Raffiuoli a cassatine

Dolce napoletano molto comune in tutta la regione si prepara, oltre che per il Natale, anche in occasione della Pasqua.

La diversa preparazione distingue i raffioli sorrentini da quelli a cassata. Pur avendo lo stesso impasto, si differenziano perché quelli a cassatina napoletana vengono farciti con ricotta, zucchero a velo, cioccolato, canditi e pistacchi.

In entrambe le versioni i raffioli si caratterizzano, una volta terminata la cottura, per essere spennellati con marmellata di albicocche e ricoperti con una bianca glassa zuccherina.

49 – Roccocò

Rococò napoletani dolci di natale
Roccocò napoletani

Ad allietare il Natale napoletano ci pensano anche queste ciambelle schiacciate, secche, solitamente fatte in casa, profumate e dure. Tanto da essere consigliate a chi ha denti sani e robusti.

La durezza dei roccocò può essere anche il motivo del nome: rocaille ovvero “pietraia”, duro come la pietra. Ma più semplicemente il nome pare riferirsi alla forma di questi biscotti di Natale, che richiama per certi versi lo stile barocco.

Tra gli ingredienti è presente il pisto, l’insieme di spezie (cannella, noce moscata, chiodi di garofano e pepe bianco) che accomuna i roccocò ai susamielli, compagni di delizie sulle tavole delle feste.

Biscotti di Natale napoletani

Mostaccioli napoletani dolci di natale
Mustaccioli napoletani

50 – Mustaccioli o Mustacciule

La forma a rombo e il colore scuro dovuto alla glassa al cioccolato che li ricopre, li ha fatti associare ai baffi larghi e vistosi di un tempo.

Il teatro napoletano e la letteratura li hanno nobilitati citandoli e rendendoli protagonisti di molte opere, contribuendo così ad accrescere la loro già affermata popolarità.

La semplicità dell’impasto (miele, farina, acqua, lievito e spezie) ha favorito la diffusione dei mostaccioli nelle case di tutto il Meridione accrescendo ancor più la fama di questi biscotti di Natale.

51 – Susamielli o Sapienze

Sono biscotti natalizi napoletani duri di forma rotonda, decorati con noci o mandorle tritate finemente, ma più spesso assumono la forma a “esse” che li contraddistingue. 

Un tempo gli ingredienti variavano in base alle persone a cui erano destinati: biscotti diversi per nobili, persone importanti o per umili servitori e suonatori ambulanti. Le differenze sociali avevano il loro peso anche in cucina.

La diffusione di questi dolcetti natalizi napoletani è legata geograficamente, oltre che alla Campania, anche al Lazio.

Dolci di Natale pugliesi

Cartellate vincotto dolci di natale pugliesi
Cartellate pugliesi al vincotto

52 – Cartellate

Frinzele, scartagghiate, crústoli… le varianti dialettali potrebbero continuare a lungo per nominare queste piccole frittelle ripiene che hanno conquistato il titolo di dolce natalizio più popolare di Puglia, in particolare della provincia di Bari.

L’origine si perde nella notte dei tempi; la forma invece risale alla tradizione cristiana. Infatti i bordi, frastagliati come corolle, evocano l’aureola di Gesù Bambino.  

Il nome è facilmente accostabile al termine “carta” dovuto alla consistenza croccante dell’impasto modellato con grande abilità in conchette avvolte a spirale che, una volta fritte, vengono immerse nel vincotto di fichi.

Per preparare il condimento delle cartellate pugliesi si fanno bollire i fichi e, dopo varie fasi, si ottiene un concentrato conservabile a lungo. In sostituzione del vincotto, le cartellate si sposano a meraviglia con il miele.

Biscotti di Natale pugliesi

53 – Mostacciuoli

Diffusi in tutta la regione, i biscotti natalizi pugliesi a forma di rombo vivono della felice combinazione tra il sapore forte del vincotto di fichi e la dolcezza del cioccolato.

54 – Occhi di Santa Lucia

Si chiamano così –occhi di Santa Lucia– i piccoli taralli glassati di Bari fatti in casa durante le feste di Natale a iniziare dal 13 dicembre, giorno di Santa Lucia.

La ricetta prevede che, dopo la cottura, i taralli vengano ricoperti da una glassa bianca formata acqua e zucchero.

Curiosa la leggenda legata al nome. Deriva da un mollusco che vive nel Mediterraneo, protetto da una conchiglia e da uno strato calcareo a forma di occhio, considerato la “porta di casa”.

Dolci di Natale lucani

CAlzoncelli di Melfi
Calzoncelli di Melfi

55 – Calzoni e Calzoncelli

Due dolci di Natale della Basilicata cugini stretti, sia nell’origine sia nella zona geografica –Melfi– uniti soprattutto dal fatto che uno rappresenta la continuazione dell altro. Infatti i calzoni racchiudono nei loro saccottini una purea di ceci e castagne. 

Con il tempo, ceci e castagne hanno lasciato il posto nei calzoni e nei Calzoncelli fatti in casa a una farcia ricca di ingredienti pregiati: mandorle, zucchero, cioccolato fondente e cannella, con l’aggiunta a volte di vino bianco.

Entrambi i dolci natalizi lucani, pur nelle loro differenze e nelle inevitabili contaminazioni, si rivelano squisiti compagni di fine pasto.

56 – Chinulille

Saccottini fritti farciti con ricotta di pecora e irrorati da miele di castagno sciolto. La semplicità della preparazione e la bontà delle chinulille le rendono presenze immancabili sulle tavole delle feste.

Dolci di Natale calabresi

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Pitta m’pigliata

57 – Pitta “mpigliata”

Il dolce di Natale a base di frutta secca e miele proviene da San Giovanni in Fiore ma è diffuso nell’intera provincia di Cosenza, mentre nel catanzarese viene chiamato pitta ‘nchiusa.

Non è più un’esclusiva natalizia, in Calabria si prepara ormai in tutti i periodi festivi. Il nome ha origini sia arabe (“pita” significa schiacciata) che ebraiche e sembra nascere come dolce nuziale già nel 1700. 

Oltre alla classica forma di torta schiacciata è molto diffusa la bellissima forma a rosetta della pitta “mpagliata”, mentre gli ingredienti possono variare in base alla zona. 

58 – San martine o sammartine

La ricetta dei tipici dolcetti a forma di mezzaluna fatti in casa nella provincia di Reggio Calabria, prevede una base di pasta frolla e una farcitura, senza risparmio, con la frutta secca. 

Per la precisione: fichi secchi, mandorle, noci, uvetta, cannella, scorza di arancia e mandarino, caffè, vino cotto e cacao amaro.

Dolci di Natale siciliani

Buccellato dolci di natale siciliani
Buccellato intero

59 – Buccellati di Enna

I dolci tipici di Natale più diffusi tra i siciliani, fatti in casa con la pasta frolla e ripieni di fichi secchi.

Le forme, diverse, cambiano a seconda delle zone, spesso anche il ripieno, che può anche essere di mandorle o di cioccolato.

Si va dal bellissimo buccellato rotondo e intero a quelli piccoli e dalla forma più allungata, decorati con glassa e zuccherini colorati. 

60 – Aranciata e cedrata

Non sono bevande, come erroneamente si potrebbe pensare, ma dolci natalizi tipici di Modica, provincia di Ragusa.

I riferimenti a arance e cedri dipendono dalle scorze dei due frutti tagliate a strisce alle quali, durante la cottura, si uniscono miele, zucchero, mandorle, noci e cannella.

Nel caso della cedrata gli ingredienti aggiunti sono in genere vaniglia, miele e cannella.

Biscotti di Natale siciliani

61 – Nucatoli

Impastati con il miele, sono biscotti diffusi in Sicilia nel periodo delle feste dei morti e a Natale di ricchissima farcitura: nocciole, noci, cannella, scorze d’arancia e ancora miele. 

Inconfondibile la forma a “esse” e l’apertura in superficie che rivela la farcitura.  Provengono dalla provincia di Agrigento, ma se ne trovano versioni interessanti a Caltanissetta, Ragusa e Siracusa.

Dolci di Natale sardi

Pabassinas dolci di natale
Pabassinas sardi

62 – Pabassinas

Detti anche papassini, pabassinos, papassinos a seconda delle zone. Si tratta di grossi biscotti di Natale il cui impasto di pasta frolla mette insieme mandorle, noci, uva passa, miele e scorza di limone grattugiata. 

Le versioni più recenti contemplano l’aggiunta di cannella o vaniglia.

63 – Su Pan’e Saba

Il pane di sapa è un dolce della tradizione invernale sarda, non solo natalizia, impastato con la saba e farcito con ingredienti del posto. Nel tempo sempre più pregiati: nocciole, uva passa, noci, semi di anice e scorze di arance e limoni.

La saba, ridotta a sciroppo scuro e denso dopo lunga bollitura (10 ore!), è ottenuta dal  mosto d’uva. 

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