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Sindacati contro la riforma | Anche il governo Meloni vorrebbe mettere ordine nel caos delle agevolazioni fiscali – Linkiesta.it

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Anche questa volta, la riforma fiscale del governo Meloni vuole provare a mettere ordine nelle «tax expenditure» o più banalmente «spese fiscali». Il problema è vecchio. Ci aveva già provato l’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti. Ci provarono il governo Monti e quello di Matteo Renzi. Tutti senza successo.

Le «tax expenditure» la miriade di agevolazioni fiscali, piccole e settoriali, che costituiscono una delle principali storture del sistema tributario italiano. Negli ultimi quindici anni – come spiega La Stampa – non c’è governo che non le abbia censite e quantificate. Oltre dieci anni fa si parlava di circa 700. Ora siamo più o meno a quei livelli.

E anche il governo Meloni, alle prese con una nuova delega di riforma del fisco e a caccia di risorse per finanziarla, ha ripreso in mano il dossier. Ieri, in audizione in Parlamento, il direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini ha presentato una nuova mappatura che, se possibile, restituisce un quadro della situazione peggiorato.

«Negli ultimi anni il numero delle spese fiscali è aumentato in modo esponenziale, anche per effetto delle misure emergenziali» causate dalla pandemia, ha spiegato Ruffini. Nel 2022 «è stato censito un totale di 626 spese, con una crescita quasi costante a partire dal 2016», e una lieve flessione solo tra il 2020 e il 2021. Nel dettaglio sono state censite: 112 spese fiscali relative a «competitività e sviluppo delle imprese», 102 voci dedicate a «diritti sociali, politiche sociali e famiglia», 90 per «politiche di bilancio e tutela della finanza pubblica», e ancora 55 per «politiche per il lavoro», altrettante per «casa e assetto urbanistico».

Nelle tabelle di Ruffini il gettito complessivo vale 82 miliardi, ai quali ne vanno aggiunti almeno altri 40 di «sconti» concessi a livello locale.

Secondo le stime aggiornate da Ruffini, più della metà di queste agevolazioni vale meno di dieci milioni di euro di gettito l’anno. Talvolta si tratta di detrazioni, altre volte deduzioni, riduzioni di aliquota, regimi forfettari, sostitutivi, esenzioni, esclusioni. La stortura sta nella mancanza di progressività, o perché concesse secondo criteri corporativi a settori protetti. Ogni tentativo in passato è andato a sbattere sugli interessi particolari che ciascuna agevolazione difende.

Si vedrà se il governo Meloni e la sua maggioranza solida sarà in grado di fare meglio dei predecessori e finanziare così un pezzo di riforma fiscale.

Oggi intanto è in programma un tavolo con le associazioni di categoria e gli ordini professionali, dopo l’incontro di ieri con i sindacati, che hanno già espresso parere negativo.

Cgil, Cisl e Uil, ricevuti a Palazzo Chigi a 48 ore dall’approvazione della legge delega in consiglio dei ministri, criticano le misure del governo «perché favoriscono i redditi alti» e soprattutto protestano sul metodo: «Ci hanno descritto la delega senza ascoltare le nostre proposte».

L’esecutivo pensava di rompere il fronte sindacale, facendo passare la Cisl dalla propria parte, ma alla fine la bozza della riforma ha avuto l’effetto di ricompattare la triplice. Ad appoggiare il centrodestra è rimasta solo l’Ugl di Paolo Capone. Anche la Cisl si dice pronta alla mobilitazione con Cgil e Uil se il governo andrà da solo per la propria strada.

«Non siamo d’accordo né sulla riduzione delle tre aliquote Irpef, perché va a favorire i redditi alti, né sulla flat tax che è fuori dalla dimensione della progressività prevista dalla Costituzione», spiega Alice Fracassi della Cgil. Il segretario della Cisl Luigi Sbarra dice: «Dalle pensioni alla sicurezza sul lavoro, dal reddito di cittadinanza al Superbonus, l’esecutivo è andato avanti da solo». Quindi, insiste, «se il governo nei prossimi giorni risponde alle nostre rivendicazioni, bene, diversamente siamo pronti a valutare insieme a Cgil e Uil le iniziative di mobilitazione da mettere in campo a sostegno delle nostre ragioni».

La lotta all’evasione deve essere al centro della riforma, dicono i sindacati. Le risorse recuperate, è il ragionamento di Cgil, Cisl e Uil, devono andare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, ai contratti, alla restituzione del fiscal drag, al taglio del cuneo fiscale.

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