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SCOPRIRE MURANO ALL’HYATT CENTRIC VENICE – James Magazine

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Per una fuga da tutto, è a Murano che si deve andare. Pochi minuti di vaporetto da Venezia e una volta approdati è tutto un vagare senza meta, tra calle, campielli, corti, ed è come tornare indietro ai tempi del Doge. I laboratori delle vetrerie sono un pretesto per scoprire una piccola Venezia e ritrovare quella quiete autentica che ormai nelle nostre città sembra perduta, è bello gironzolare scoprendo per caso quella piazzetta, quella chiesa, quel molo o quel vicolo che sbuca non si sa dove, ma siamo nella capitale mondiale del vetro dove i grandi maestri padroneggiano quelle tecniche antiche rimaste pressoché identiche, ed è un’autentica esperienza vederli al lavoro. Già il vetro, croce e delizia dell’isola più grande della laguna, ne diventerà la principale attività quando nel 1291 il Doge, per scongiurare gli incendi e tutelare quel segreto così importante per la florida economia della Serenissima, decide di trasferirne i laboratori da Venezia a Murano. Il Doge riuscirà nell’intento di sorvegliare l’attività dei maestri vetrai che però da allora saranno limitati nella loro libertà e non potranno lasciare l’isola, dovendo sempre ricorrere a un permesso speciale. Tuttavia qualcuno riuscirà a fuggire ed esporterà all’estero le preziose conoscenze, tanto che nel XV secolo Venezia che fino ad allora era stata leader incontrastata, risentirà della concorrenza dei cristalli di Boemia. Si pensano nuove strade e con la produzione di lampadari la Serenissima riuscirà a superare la crisi, individuando uno dei settori più proficui ancora oggi.

Nel frattempo cresce il prestigio internazionale di Murano, tanto che nel 1602 il Doge istituisce un libro d’oro che contiene l’albo dei produttori di vetro dell’isola, cui si accede solo dopo un severo iter e chi non vi è iscritto, non ha diritto a lavorare il vetro, non partecipa ai consigli e non gode dei privilegi di essere Muranese. Un club esclusivo che si riverbera in un’economia fiorente, nella quale alcuni laboratori nel 1898 decidono di consociarsi. 14 aziende locali confluiscono nella ‘Società Veneziana per l’Industria delle Conterie’, un consorzio dedito in particolare alle tradizionali piccole perle in pasta vitrea, chiamate appunto ‘conterie’, che si ottengono lavorando con il fuoco una canna forata. Un edificio esteso, sorto a Murano alla fine dell’Ottocento con 18 forni a gas, che darà lavoro a circa 3.000 addetti, impegnati nella produzione di migliaia di quintali di perle, fino al 1993, quando il complesso cesserà la produzione, per essere rilevato due anni dopo dal Comune di Venezia. Inizia un lungo restauro conservativo e dove avevano sede le antiche Conterie di Murano sorge ora l’Hotel Hyatt Centric Venice, grazie a un pregevole intervento di archeologia industriale che ha saputo valorizzare un’area di 22.000 mq., in un progetto avveniristico di grande respiro che si integra perfettamente nel contesto storico. Nel 2013 la struttura apre con il nome di LaGare Hotel Venezia – MGallery by Sofitel. Il primo maggio 2019 avviene il rebranding e l’hotel diventa parte del gruppo Hyatt con il nome di Hyatt Centric Murano Venice. 119 camere, di cui 31 Duplex Suite 3 Junior Suite e 2 Premium Suite, 2 ristoranti, 1 bar e numerosi spazi eventi/meeting, oltre a due motoscafi-taxi firmati dai Cantieri Navali Vizianello, disponibili per i transfer Venezia aeroporto. La fermata del vaporetto è a pochi passi dall’ingresso dell’hotel incastonato nell’antica fornace storica senza turbarne le affascinanti linee fin de siècle, con il lounge bar a pochi metri, a cui accedere anche senza essere ospiti dell’albergo.

paesaggio

Prima di entrare nella hall si può ammirare l’opera ‘Lampioni innamorati’, una suggestiva installazione che richiama al fil rouge che Venezia ha sempre avuto con l’arte, firmata da Berengo Studio in collaborazione con la designer/artista olandese Pieke Bergmans. L’opera, esposta per un paio d’anni in Campiello della Pescheria, laterale di Rio dei Vetrai, nel 2015 è stata acquistata dall’hotel e ricollocata all’ingresso, il nome è Totally in Love e fa parte di una collezione più ampia presentata in occasione della mostra Metamorphosis (2012), un grande evento in occasione del quale il New York Times dedicò la prima pagina dell’edizione nazionale. Primo albergo realizzato all’interno di una fornace storica, l’Hyatt Centric Murano Venice, dispone di camere e suite con ogni confort, mobilio nelle tonalità cioccolato e beige, elementi d’arredo esclusivi, specchi in stile veneziano di Barbini, una dinastia storica di maestri vetrai muranesi, attiva sin dal XVI secolo, a cui si deve la celeberrima galleria degli specchi di Versailles, insieme a raffinata carta da parati, lampade in vetro di Venini e ricercati oggetti artigianali di design in stile contemporaneo che suscitano emozioni forti. Nella hall non si può non alzare gli occhi al soffitto per ammirare l’enorme lampadario Rezzonico della vetreria Venini, che ha quasi tre metri di diametro, con accanto le lampade sospese Abaco, le piantane, i vasi, gli elementi di decoro. Ogni spazio comune è associato alla rinomata arte vetraria di Murano con pezzi unici, in un meraviglioso quanto inaspettato percorso museale. Nella lounge, oltre alle varie opere in esposizione nelle teche, c’è la Collezione Flutes by Carlo Moretti, costituita da 126 flute diverse fra loro, nata nel 1990 quando vennero prodotti i primi 6 pezzi e poi sempre arricchita di anno in anno.

cocktail bar

Nell’area lounge del secondo piano c’è invece l’Acquario di Adriano dalla Valentina, maestro del vetro che ha collaborato con brand della moda del calibro di Dior e Gucci, artisti come Luciano dall’Acqua, personalità del Cinema come Sofia Loren. Regna un’armonia ideale nell’antica fabbrica del vetro, oggi Hyatt Centric Murano Venice, abilmente guidato dal general manager Leonardo Ometto, con la collaborazione di un nutrito staff, attento ai più piccoli dettagli. L’eleganza dell’edificio interamente ripensato ponendo attenzione alla conservazione dei manufatti e al loro adeguamento in funzione della nuova destinazione d’uso, si esprime anche nel ristorante Osteriva, una serra bioclimatica, che su ogni tavolo ha una preziosa opera d’arte dell’artista Davide Penzo, divenuta luogo della convivialità, dove lasciarsi guidare dalle mani esperte dell’executive chef Alessandro Cocco.

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Una cucina moderna e contemporanea quella dello chef abruzzese di nascita e romano di adozione, che è stato oltre dieci anni accanto al tri stellato monegasco Alain Ducasse (21 stelle Michelin); collaborando con lo chef Omar Agostini e con l’ottavo re di Roma Heinz Beck. Le eccellenze della laguna e del Veneto, come i fiori, gli aromi, gli ortaggi dell’isola di Sant’Erasmo; la minuta e antichissima patata di Rotzo (Asiago); il crudo di laguna, con gambero rosa e rosso, capesante, seppia, volpina, liza aurata; il vitello del Montello; il cacio dei Colli Berici; le cozze di Pellestrina; sono il punto di partenza per raccontare una cucina cucinata, fiera e intrigante. Tanta tecnica, anche di estrazione francese, che riesce nell’intento di trovare un raccordo con il territorio, valorizzando i prodotti della Laguna e della regione, senza preclusioni verso il resto della penisola. Etereo e stuzzicante il ‘caviale e cuore di bue’, con caviale di Scorzè, ostriche di Caorle non allevate e lime; intrigante il ‘Calamaro con cavolo viola, spuma di patate, pomodori camone, datterino e piccadilly; sontuoso e succulento il risotto con fichi neri di Sant’ Erasmo e prosciutto crudo veneto disidratato.

cocco

Alessandro Cocco, chef del Ristorante Osteriva

“La cucina delle 3T, dove Tempo, Tecnica e Temperatura sono i pilastri su cui si basa il mio lavoro, anzi quattro se aggiungiamo quella di Territorio” ha affermato Alessandro Cocco. L’importante cantina è ben raccontata dal restaurant manager Matteo Omodei che propone abbinamenti ricercati e coordina un servizio di sala accurato ed informale. Il ristorante Bar Rivalonga viceversa esprime una cucina informale che si sovrappone in ogni momento della giornata; dalla colazione al pranzo, dall’ora dell’aperitivo al cocktail serale, con club sandwich, burger, cocktail e vini al calice.

piatto

Vivere Murano da turisti pendolari che arrivano visitano e ripartono ha senz’altro il suo fascino, ma la vera esperienza è soggiornarvi, diventando qualche giorno residenti nell’antica cittadina veneziana, vivendo i suoi ritmi e le sue pause, magari conoscendo il fornaio, il prete, il postino, il barista. L’atmosfera è quella della Venezia di trent’anni fa, canali, ponti, campielli, case basse in mattone e palazzine eleganti, sorte una accanto all’altra quasi a stabilire una prima linea di difesa contro il mare e i popoli belligeranti che nei secoli ne hanno insidiato l’autonomia. Anche nelle ore di maggiore afflusso di visitatori verso le fornaci che conservano gelosamente i segreti millenari della lavorazione del vetro, le stradine e i negozi non sono mai troppo affollati e consentono un piacevole scambio con gli abitanti che ti fa scoprire quest’isola così speciale. Una piccola Venezia che ha il suo Canalgrande e anche il suo Duomo romanico che risale al XII secolo, edificato sui resti di una chiesa già esistente 300 anni prima, lo conferma la più antica pergamena esistente a Venezia datata 999, nella quale il parroco Michele Moneti scrive al vescovo di Torcello. Una sosta significativa, il Duomo è intitolato ai SS Maria e Donato e conserva pregevoli mosaici ancora più antichi della basilica di San Marco. Un punto di approdo e ripartenza per progettare brevi o lunghe escursioni alla scoperta delle isole della laguna, della storia di Venezia, con workshop sull’arte del mosaico, sull’arte vetraria (visitando l’Atelier Barbini), partecipando a una Masterclass dove scoprire tutti i segreti dello Spritz; incontrando un rilegatore di libri, oppure attraverso attività all’aria aperta come un’escursione con barche elettriche o un corso di voga.

hyatt.com

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Luca Bonacini

Assaggia per professione e per diletto, scrive di wellness sperando prima o poi di perdere almeno un chilo e racconta di wine cooking, alternando giurie di ogni ordine e grado passando con scioltezza dal gnocco alla pasticceria, dai maccheroni al pettine al Lambrusco, ma senza mai farne parola con la moglie che è convinta che lui stia facendo una docenza.

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