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Rinchiusi e dimenticati nel reparto “minorati fisici” – Il Riformista

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La lettera

Redazione — 23 Dicembre 2022

Rinchiusi e dimenticati nel reparto “minorati fisici”

Al Tribunale di Sorveglianza di Reggio Emilia.

A Ministro della Giustizia

Al Garante Nazionale delle persone private della libertà

È da un reparto dove sono ufficialmente ristretti minorati fisici portatori di gravi patologie, molti dei quali in età ben avanzata, che vi giunge questo appello per un trattamento umano, adeguato all’attenzione medica, della quale dovrebbe farsi specialmente carico questo Istituto, oltre a garantire un trattamento dignitoso e di reinserimento come prevede l’Ordinamento Penitenziario. Con riferimento all’attenzione medica, ribadiamo le speciali necessità che questo reparto richiede ed è perciò che denunciamo la grave mancanza di assistenza specialmente nelle urgenze. Le cosiddette “terapie salvavita” sono specialmente concentrate proprio in questo reparto, ciò nonostante e anche in casi gravi, è cosa corrente che un detenuto colpito da una crisi acuta resti per ore se non per giorni disatteso. Specialmente dopo gli orari di chiusura delle celle, quando la sorveglianza è minima se non del tutto assente anche per diverse ore di seguito, in quanto le celle sono sprovviste di campanelli per allertare la sorveglianza.

Proprio questi detenuti che dovrebbero essere seguiti con maggior cautela, vivono in condizioni igieniche pietose: l’acqua calda è una scommessa contro un impianto superato ed insufficiente al quale da decenni si applicano inutili quanto peggiorativi rattoppi; il riscaldamento è inesistente, tranne in quei reparti o corridoi esclusi alla permanenza dei detenuti minorati fisici; dalle finestre, anch’esse mai rimpiazzate o perlomeno inadeguatamente isolate, entrano spifferi d’aria gelata tanto da rimanere infagottati giorno e notte; l’umidità la fa da padrone, muri e soffitto gonfi sotto la solita quanto iniqua mano di pittura. Per aggravare il tutto, da qualche tempo questo reparto è stato trasferito integralmente in una sezione, se possibile, ancor più fatiscente con il risultato che la quasi totalità dei detenuti è attualmente affetta da disturbi respiratori. Vogliamo anche sottoporre alle autorità competenti altre inadempienze, concernenti le limitazioni ai diritti sanciti per la protezione della popolazione carceraria.

Il campo sportivo, che pure è un diritto ormai acquisito nel sistema penitenziario, qui, è fuori uso e, pur disastrato, quando funzionava la frequenza di accesso per detenuti era tanto ridotta da potere addirittura commemorarne le volte in cui si andava. L’area dei colloqui dovrebbe offrire uno spazio per ricevere bambini, ma fin qui non ci è stata mai proposta questa possibilità, nemmeno dietro precisa richiesta. La palestra, che dovrebbe servire almeno cinque sezioni, si riduce a uno spazio le cui dimensioni corrispondono esattamente a quelle di due celle alle quali è stato demolito il muro di separazione; gli attrezzi, non potrebbe essere altrimenti, sono ridicolmente insufficienti oltre che degradati.

Di fatto è impossibile accedere alla biblioteca, tra l’altro minuscola: dopo un minuto o due per scegliere un libro, a distanza di guardia, si viene letteralmente messi alla porta. L’area trattamentale mostra tutta la sua inefficacia quando a ogni richiesta di un seppur minimo beneficio a questo ufficio di sorveglianza la risposta tipica è: “… perché ad oggi il programma di trattamento prevede unicamente attività intramurarie, in attesa del completamento dell’osservazione personologica preso l’Istituto di Parma”. Si fa osservare che questa è la risposta data anche a detenuti qui ristretti da oltre dieci anni, ciò indicherebbe forte inadempienza da parte del personale addetto all’osservazione e/o sintesi. In questo senso, le domandine inoltrate per conferire con questo personale specializzato restano puntualmente lettera morta.

Il diritto di telefonare al difensore, ma adesso anche alla propria famiglia, dovrebbe essere libero e illimitato. A Parma si ha diritto a tre telefonate alla settimana a ore e giorni stabiliti. Ossia, se c’è un’urgenza, sia familiare che di ordine giudiziario, bisognerà per forza rispettare il calendario mensilmente imposto dalla Direzione. Si fa inoltre notare che il prezzo di una chiamata a un cellulare, oggi le più frequenti, può costare fin a due euro o comunque non meno di 1,80. Prezzi esorbitanti, improponibili all’esterno da qualsiasi azienda telefonica. Un costo che rappresenta un impedimento di fatto nei contatti con la famiglia per quei detenuti che non possono permettersi simili spese.

I detenuti del reparto “Minorati fisici” del carcere di Parma si chiedono quali sarebbero queste speciali attenzioni che dovrebbero ricevere ma che non sono mai state all’ordine del giorno in questo Istituto, il quale sembra fare della restrizione di diritti previsti dall’Ordinamento Penitenziario una bandiera a parte. Per queste ragioni, chiediamo l’immediato intervento delle autorità competenti affinché sia ristabilito un trattamento dignitoso nella persona del detenuto e nel rispetto delle norme di diritto previste in legge.

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