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Pinot Nero, l’occasione dell’Oltrepò Pavese – Il Riformista

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Dici Pinot Nero e pensi subito alla Borgogna. Nomi come Vosne Romanée, Chambertin, Morey St. Denis e Chambolle Musigny rappresentano i vertici mondiali della qualità che questo vitigno riesce a esprimere. Un vitigno rosso tanto aristocratico quanto difficile da coltivare e da interpretare. Fragile, capriccioso, sfidante, ma, allo stesso tempo, esaltante. Il Pinot nero può essere croce e delizia, genio e sregolatezza. Proprio le difficoltà legate alla sua gestione vitienologica, la sua incostanza qualitativa, l’esigenza di esprimersi in condizioni pedoclimatiche particolari hanno sempre reso complicata la diffusione del vitigno in Italia.

Tra i territori italiani più vocati, un posto di rilievo merita certamente l’Oltrepò pavese. Qui, sulle colline lombarde a sud del Po, incastonate tra Piemonte, Emilia e Liguria, è presente almeno da metà Ottocento e oggi copre 3 mila ettari dei 13 mila vitati. In pratica, nell’Oltrepò si coltiva il 75% del vigneto di Pinot Nero italiano. Ed è l’area di maggiore produzione in Europa dopo Borgogna e Champagne. Ma non si tratta solo di quantità. Il Pinot Nero, grazie alla progressiva crescita qualitativa dei vini e alla maggiore solidarietà tra i produttori, potrebbe sempre più rappresentare il minimo comun denominatore dell’Oltrepò e raccontarne una immagine unitaria.

Proprio con questo obiettivo, un gruppo di produttori ha fondato un’associazione dedicata e, con la collaborazione del Consorzio dell’Oltrepò, ha avviato da poco più di un anno un ciclo di eventi per raccontarsi agli operatori e alla stampa di settore. Il progetto “Oltrepò – Terra di Pinot Nero, un territorio, un vitigno, due eccellenze” rimanda alle due espressioni del vitigno nel territorio: la versione metodo classico e quella di vino rosso fermo. Fino ad oggi tre gli eventi: presso la Tenuta Pegazzera di Casteggio a Pavia, presso il Ristorante DaDa in Taverna, a Milano, e, infine, presso il Beef Bazar con sede nel quartiere Prati a Roma. Le “conversazioni sul Pinot Nero” registrano ormai l’adesione di 29 produttori e cominciano a dare il senso del cambiamento in atto.

L’incontro romano del giugno scorso, animato da due eccellenti comunicatori del vino come Filippo BartolottaAdua Villa, ha ripercorso la storia di una produzione d’eccellenza, riconoscendo la lungimiranza dei primi vignaioli, come Carlo Giorgi di Vistarino, che impiantò il vitigno a Rocca de’ Giorgi nel 1865 intuendone l’habitat ottimale in quel territorio collinare. Ancora oggi l’azienda coltiva Pinot Nero in un centinaio di ettari con vigne alternate a zone boschive per garantire una naturale biodiversità. Considerato lo “Champagne Italiano” fu poi commercializzato con successo dal piemontese Carlo Gancia.

Come spiega Bartolotta,l’Oltrepò Pavese pur essendo il più esteso vigneto di Pinot Nero in Italia è l’isola che non c’è. Attende solo di essere scoperta”. Una conferma arriva anche dall’analisi delle ricerche su web degli appassionati. “La ricerca della parola chiave Pinot Nero sul web è frequente, ma viene associata ancora troppo poco al territorio dell’Oltrepò”, avverte Adua Villa. Si tratta, a questo punto di lavorare, su due direttrici. Da una parte, quello della produzione, con la realizzazione di linee sempre più adatte al gusto contemporaneo. Dall’altra parte, quello della comunicazione, per diffondere la conoscenza di un territorio che meriterebbe un apprezzamento più ampio e informato.

La prima direttrice è sempre più evidente, come emerge anche dagli assaggi dei vini proposti dalle 29 cantine coinvolte (Alessio Brandolini, Torti l’Eleganza del Vino, Azienda Agricola Pietro Torti, Francesco Quaquarini, Cà del Gè, Ballabio, Bertè & Cordini, Bosco Longhino, Bruno Verdi, Ca’ Di Frara, Calatroni Vini, Cantine Cavallotti, Castello di Cigognola, Conte Vistarino, Cordero San Giorgio, Finigeto, Frecciarossa, Giorgi, Giulio Fiamberti, La Piotta, La Travaglina, Lefiole, Manuelina, Monsupello, Montelio, Oltrenero, Rossetti & Scrivani, Tenuta Mazzolino, Tenuta Travaglino).

Si diffondono sempre di più delle linee meno impegnative, più comprensibili dai giovani e più fresche. L’obiettivo è quello di intercettare una fetta più ampia di consumatori. Non solo la nicchia di appassionati superesperti in cerca dei Pinot Nero borgognoni o altoatesini. Assaggiando le referenze in degustazione emerge una tendenza apprezzabile: vini leggeri, succosi e coinvolgenti, la cui dinamica gustativa stimola il sorso successivo e rende la beva particolarmente agile e gratificante. Sia chiaro: non si tratta certo di rinunciare alla finezza e all’eleganza tipiche del vitigno. Nelle etichette dei produttori dell’Oltrepò se ne trova in abbondanza.

Parliamo semmai di uno stile più contemporaneo e accessibile, senza eccessi di estrazione con il rischio di una materia troppo ricca e concentrata che può creare distanza. D’altra parte, l’identità del Pinot Nero è segnata proprio dalla finezza e dall’agilità. Caratteristiche che, nell’Oltrepò, potrebbero essere ulteriormente valorizzate a dispetto dei cambiamenti climatici, visto che le straordinarie pendenze della zona, che raggiungono anche i 45 gradi, e il clima fresco d’estate e mite d’inverno, creano le condizioni ottimali per coltivare questo vitigno così delicato e per certi versi difficile. Inoltre, a differenza di altri territori, sulle colline della zona c’è ancora spazio per impiantare vigneti. Insomma, secondo i produttori, il futuro del Pinot Nero dell’Oltrepò sarebbe ancora tutto da scrivere. E noi siamo d’accordo. Anche perché all’attrattiva dei vini di qualità si può aggiungere il grande potenziale turistico dell’area.

La degustazione dei Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese vinificati in rosso e degli Oltrepò Pavese Metodo Classico delle 29 cantine partecipanti racconta una qualità media alta, senza sbalzi eccessivi tra i vari brand. Meritano, tra gli altri, una segnalazione il Pinot Nero Riserva Poggio della Buttinera 2019 di Travaglino, il Noir e il Terrazze alte di Tenuta Mazzolino, il Monsupello Metodo Classico Brut millesimo 2016, il Frecciarossa Metodo Classico Extra Brut, il Frecciarossa Giorgio Odero 2017, il Cordero Sangiorgio Tiamat, il Calatroni Metodo classico 2015 Rosé, l’originale Pinot Nero vinificato in bianco dell’azienda Torti, gli spumanti di Alessio Brandolini, La Volpa Pinot Nero, il Classese Brut e il Cruasé millesimato 2014 di Francesco Quacquarini, i Tavernetto e Pernice di Conte Vistarino insieme con il Pas Dosé 1865. C’è solo da augurarsi che per le “conversazioni sul Pinot Nero” questo sia soltanto l’inizio.

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Journalist, author of #Riformisti, politics, food&wine, agri-food, GnamGlam, libertaegualeIT, Juventus. Lunatic but resilient

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