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Neonato morto soffocato a Roma: “Poteva succedere anche a me. Sono svenuta e non c'era nessuno”, racconta un'altra mamma

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Dopo il caso del neonato morto soffocato al Pertini di Roma, un’altra neomamma ha scritto una lettera anonima per testimoniare la sua esperienza.

Se ne parla poco ma esiste una vera e propria “violenza ostetrica” che molte neomamme subiscono senza nemmeno rendersene conto a volte. La costrizione ad allattare e ad occuparsi del neonato anche dopo 17 ore di travaglio è una forma di violenza che, come abbiamo visto, può causare tragedie.

Violenza ostetrica neonato morto soffocato
Diverse mamme confessano di aver subito violenza da parte delle ostetriche/ archivio web-Leggilo

Una donna, madre di un bimbo di 14 mesi, attraverso una lettera anonima ha voluto raccontare la sua esperienza. La neomamma spiega di aver vissuto una situazione molto simile a quella della mamma del neonato morto soffocato al Pertini di Roma. La madre del neonato deceduto era stata lasciata completamente sola e costretta al rooming in, cioè a tenere sempre il figlio con sé nonostante avesse lamentato almeno tre volte la sua estrema stanchezza. “Mi sto tormentando da giorni pensando che l’accaduto poteva succedere anche a me”– esordisce così un’altra madre nella lettera inviata a Today. La donna prosegue raccontando la sua storia di violenza ostetrica subita: “Sono mamma da 14 mesi di un bimbo meraviglioso… il mio pensiero va al giorno del parto: ho subìto violenze ostetriche e una gestione del parto da CANI. Per cui mi chiedo: se non avessi avuto un compagno perfetto al mio fianco, come avrei reagito? È giusto subire esperienze simili? È giusto che persone simili facciano ancora un lavoro così bello ma delicato come quello dell’ostetrica?”

La violenza ostetrica 

Neonato soffocato Roma
Gli ospedali risentono della carenza di personale/ archivio web-Leggilo

La lettera prosegue con la descrizione accurata delle violenze subite. L’ostetrica che, invece di rassicurarla durante le contrazioni, mentre era ovviamente presa dal panico, la accusava di non volere veramente il suo bambino e non voleva nemmeno tenerle la mano per rassicurarla. La giovane spiega di essere  stata indotta dopo ore ed ore ed ore dalla rottura del sacco e non le è stata fatta l’epidurale nonostante lei supplicasse di fargliela. E una volta nato il bambino le cose sono solo peggiorate: “Una volta nato il bambino, avevo una paura tremenda, ma speravo di avere una mano. Chiesi se fosse possibile tenerlo al nido per un po’ dopo 25 ore di travaglio, cosa che mi è stata negata… Mi sono sentita dire dalla signora ostetrica “L’allattamento è un processo di cura e amore per il figlio, cose che in te, tesoro mio, non vedo“- si legge in questa lettera che fa davvero rabbrividire. La donna prosegue spiegando che più volte le era  capitato di svenire dal sonno e nessuno entrava nella stanza a controllare che andasse tutto bene. Se la tragedia non è capitata come purtroppo, invece, è capitata al Pertini di Roma dove il neonato è morto soffocato, non è stato certo merito del personale sanitario.

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