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Mario Paciolla, nessuna giustizia per il cooperante morto in Colombia: la Procura chiede l’archiviazione – Il Riformista

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Il 33enne napoletano si sarebbe suicidato

Fabio Calcagni — 19 Ottobre 2022

Mario Paciolla, nessuna giustizia per il cooperante morto in Colombia: la Procura chiede l’archiviazione

Un gesto volontario. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’indagine relativa alla morte di Mario Paciolla, il 33enne cooperante napoletano morto nel luglio del 2020 in Colombia, dove fu trovato impiccato nella sua abitazione a San Vicente del Caguán.

I pm romani avevano aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti, ma le verifiche svolte in questi anni non avrebbero portato ad elementi concreti per continuare ad indagare su questa ipotesi: da qui la decisione di chiedere l’archiviazione, accreditando così la tesi del gesto volontario da parte di Paciolla.

Mario si trovava in Colombia come collaboratore delle Nazioni Unite per un progetto di pacificazione interna tra governo locale ed ex ribelli delle Farc. Una delle ultime ipotesi sul decesso, avanzata dal quotidiano colombiano El Espectador, legava la morte del 33enne di Napoli proprio al suo ruolo per le Nazioni Unite: il cooperante sarebbe stato ucciso per un report in cui metteva in relazione l’assassinio di sette adolescenti innocenti, tra i 12 e i 17 anni, in un campo di irriducibili delle Farc, con l’operato dell’esercito colombiano. Strage che aveva poi costretto alle dimissioni il ministro della Difesa Guillermo Botero.

I punti oscuri sulla morte di Paciolla non mancano: il corpo del 33enne venne trovato impiccato il 20 luglio nel suo appartamento ma anche con tagli e sangue, con la polizia che si affrettò a derubricare il caso come suicidio. Una tesi a cui non hanno mai creduto i genitori: “Mario era un amante della vita, ma cosa più importante è che mio figlio aveva un biglietto in tasca di ritorno in Italia per il giorno 20 da Bogotà. Era un volo umanitario vista la pandemia e solo l’Onu poteva preparargli i documenti per la partenza”, aveva raccontato il padre Giuseppe Paciolla, a cui Mario aveva anche riferito prima di morire di essersi scontrato coi capi missione Onu in Colombia.

I genitori di Mario, nei mesi scorsi avevano denunciato il comportamento ‘oscuro’ delle Nazioni Unite, evidenziano in particolare le presunte manomissioni alla scena ‘del crimine’. “Quello che ci sconcerta è il muro di gomma da parte dell’Onu… È inverosimile che il capo della sicurezza dell’Onu Christian Thompson e il suo superiore Juan Vasquez non fossero a conoscenza dei protocolli in caso di morte di un loro dipendente”, avevano denunciato i genitori di Mario in una intervista a ‘Oggi’.

Thompson “si è introdotto da solo per trenta minuti in casa di Mario prima dell’arrivo degli agenti, inquinando la scena del crimine e prelevando oggetti appartenuti a nostro figlio. E dopo due giorni, Thompson si è nuovamente recato nell’abitazione per ripulirla con la candeggina, gettando in una discarica tutto ciò che era parte della scena del crimine, facendo sparire ogni traccia utile per l’indagine sull’omicidio di Mario”.

A luglio erano quindi emersi i risultati degli esami medici legali svolti in Italia sul corpo del cooperante. Nell’inchiesta diffusa sul quotidiano El Espectador dalla giornalista Claudia Duque si leggeva che le ferite sul polso sinistro di Paciolla sarebbero state inflitte quando era in fin di vita, o addirittura post mortem. Sempre secondo le informazioni raccolte dal giornale, l’autopsia eseguita dal dottor Fineschi determinerebbe che Mario sarebbe morto per strangolamento, e solo successivamente il suo corpo sarebbe stato sospeso e impiccato a un lenzuolo, nella posizione in cui è stato ritrovato.

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Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.

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