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Manovra di corsa | Nuovi limiti su reddito di cittadinanza e smart working – Linkiesta.it

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Oggi, nell’aula alla Camera dei deputati, è atteso l’arrivo del disegno di legge di bilancio, dopo che ieri si è concluso l’esame degli emendamenti in Commissione. Il voto di fiducia sul testo è previsto per il 23 dicembre, poi il provvedimento passerà al Senato.

Nel testo che approda in aula per la discussione generale, ci sono le ultime modifiche approvate nella seduta notturna di Montecitorio. A cambiare è il reddito di cittadinanza. Oltre a una riduzione dell’assegno da otto a sette mesi per gli occupabili, in modo da risparmiare altri 225 milioni, arriva un’ulteriore stretta con un emendamento a firma di Maurizio Lupi. La novità è che viene eliminato il riferimento all’offerta di lavoro cosiddetta «congrua»: per essere considerata tale, l’offerta doveva considerare le esperienze e le competenze maturate, oltre che riguardare un impiego entro 80 chilometri dal domicilio. L’emendamento sopprime dal testo la parola «congrua» per cui ogni offerta di lavoro è possibile e va accettata. Qualsiasi occupazione in qualsiasi parte d’Italia. Pena la perdita dell’assegno.

Altra novità: nel caso il reddito sia utilizzato per pagare l’affitto, la quota del sussidio non sarà più a disposizione del beneficiario, ma sarà versata direttamente al proprietario dell’immobile.

Sul fronte dello smart working, invece, arriva la proroga fino al 31 marzo nel caso di lavoratori fragili, sia nel pubblico sia nel privato, ma la norma non vale più per i genitori di figli under 14 com’è stato finora.

Il governo ha già fatto sapere che oggi, una volta terminata la discussione generale alla Camera, intende chiedere la fiducia. Il voto sul testo definitivo della manovra è dunque atteso per domani. Subito dopo Natale il testo, blindato e non più modificabile, passerà al Senato per il via libera conclusivo.

Una corsa contro il tempo, tra infinite sedute notturne, che ieri ha portato pure a un errore rosso: durante la seduta notturna di mercoledì della commissione Bilancio, una «svista» ha consentito l’approvazione di una modifica alla manovra che rifinanzia con 450 milioni di euro per il 2023 un fondo per la riduzione del disavanzo dei comuni italiani. Ma quel mezzo miliardo di euro non è garantito da alcuna copertura. Così il governo è stato costretto a una marcia indietro nell’iter di approvazione della finanziaria. E il testo appena licenziato per l’approdo in aula questa mattina a Montecitorio dovrà essere nuovamente sottoposto alla stessa commissione per stralciare l’emendamento numero 146.020 firmato da Andrea Gnassi, deputato del Pd, che senza le coperture stanzia appunto 450 milioni per i comuni.

Una svista che ha alimenta l’irritazione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nei confronti dell’operato della commissione Bilancio. L’ennesimo intoppo che fa balenare lo spettro dell’esercizio provvisorio e conferma quanto sia stato travagliato il percorso della prima legge di bilancio del governo Meloni.

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