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Gap di genere | Gli uomini recuperano quasi trecentomila posti di lavoro in un anno, le donne meno di quarantamila – Linkiesta.it

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Mentre il Prodotto interno lordo italiano, dopo sette trimestri consecutivi di crescita, registra nell’ultima parte del 2022 una lieve flessione dello 0,1 per cento, il mercato del lavoro continua a registrare il segno più. Ma con differenze che fanno intravedere i primi dettagli della nuova crisi. L’occupazione maschile recupera velocemente dal tonfo del Covid. Quella femminile invece annaspa ancora in una lunga faticosa maratona, travolta da inflazione e conseguenze della guerra russa in Ucraina. A fine 2022, si contano 334mila posti di lavoro in più (+1,5 per cento) rispetto a dicembre 2021. Ma di questi, 296mila sono occupati da uomini. Per le donne, invece, se ne contano solo 38mila in più.

I dati Istat di dicembre 2022 permettono un bilancio del mercato del lavoro che all’inizio dello scorso anno viveva in pieno il rimbalzo economico post pandemia, per poi subire una contrazione con l’aggressione russa del 24 febbraio. E il risultato è che le donne, ancora una volta, sono quelle che più subiscono la crisi incrociata.

Si comincia a intravedere quella che durante la crisi pandemica è stata ribattezzata shecession, la recessione delle donne. Già a novembre, quando si erano persi in totale 27mila occupati in un mese, nella fascia femminile si contavano 48mila occupate in meno, mentre tra gli uomini c’erano invece 21mila occupati in più. Dopo il calo di novembre, a dicembre 2022 si registrano invece 37mila occupati in più in un mese, con una crescita quasi del tutto equivalente tra uomini (+18mila) e donne (+19mila). L’unico aspetto positivo è che tra le donne aumentano le disoccupate e diminuiscono le inattive.

Il gap non è solo di genere. Ma riguarda anche i giovani. In un anno, sono diminuiti gli occupati tra i 25 e i 34 anni di 15mila unità, mentre aumentano di 15mila nella fascia dei giovanissimi fino a 24 anni. Il lavoro cresce di 24mila posti tra 35 e 49 anni e di 13mila tra gli over 50. Ma se si guardano le dinamiche per fasce d’età su base annua, lo sbilanciamento sulle fasce più anziane del mercato salta all’occhio, mostrando l’invecchiamento del mercato del lavoro italiano e il problema demografico del nostro Paese. Nonostante siano i giovani a trainare l’aumento dell’occupazione (+3,6 per cento), in un anno si contano 309mila occupati in più tra gli over 50, molti più del saldo delle altre fasce d’età messe insieme: più 82mila fino a 24 anni, +74mila tra 25 e 34 anni, -131mila tra 35 e 49 anni.

La crescita mensile a dicembre 2022 deriva da un aumento dei contratti a tempo indeterminato di 33mila unità e degli autonomi di 37mila unità, mentre i contratti a termine sono 34mila in meno. Il che, va precisato, non è necessariamente una buona notizia, considerando che la ripresa post Covid era trainata di fatto dai contratti a tempo determinato.

Mentre sull’aumento dei contratti stabili non si sa quanti di questi siano nuovi contratti e quanti invece siano nuovi occupati usciti da una condizione di cassa integrazione. L’Istat definisce come non occupati i lavoratori in cassa da oltre tre mesi. E a dicembre 2022 – guardando i dati Inps – sono state autorizzate il 12,5 per cento di ore in più rispetto a novembre, ma il 61,7 per cento in meno rispetto a dicembre 2021.

Su base annua, i contratti a tempo determinato in più sono 270mila. Mentre i contratti a termine sono 30mila euro in meno rispetto allo scorso anno. Confrontando il quarto trimestre 2022 con quello precedente, mentre il Pil diminuisce dello 0,1 per cento, si registra un incremento del numero di occupati pari a 100mila unità. La maggior parte di questi sono a tempo indeterminato. Quanti di questi siano trasformazioni di contratti a termine e quanti ex cassintegrati, però, non è dato saperlo.

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