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Quanta forza politica nella voce del sindaco ma… erano gli anni ’70

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Fare un paragone col passato e poi con un passato così lontano, sono stato eletto giovanissimo la prima volta nel ‘75, è pressoché impossibile. Altro clima, altre persone, partiti strutturati, solide appartenenze ideologiche, sindaco e giunta eletti dal Consiglio, Assemblee autorevolissime nelle quali si cimentavano esponenti politici nazionali di tutti i partiti, da Pannella ad Almirante passando per Chiaromonte, Galasso, Scotti ed altri di peso politico nazionale. Allora il Consiglio contava e se all’approvazione del bilancio non c’erano i 41 voti sindaco e giunta cadevano. Forse un eccesso di “politica” ma anche competenze amministrative maggiori di oggi. Un consigliere comunale contava. E così l’Assemblea. Oggi le cose sono diverse. Ma sarebbe uno stupido esercizio nostalgico dire che ieri era il paradiso ed oggi l’inferno. Non è così. Oggi sono semplicemente diverse nel bene e nel male, e sono quelle con cui dobbiamo misurarci. Ed in questa direzione la prima seduta del Consiglio ha iniettato un po’ di ottimismo perché l’elezione di una donna Enza Amato ai vertici dell’Assemblea, anzi due considerando una vice, è un fatto nuovo. Dal discorso del sindaco, poi, è emersa la sincera volontà di voltar pagina. Ed ancora, non mi pare che la Giunta fatta di molte persone competenti, stia li a riscaldar la sedia, anzi.

Ed infine lo stile serio e sobrio. Era ora. Ma poi a ben guardare, quel po’ di ottimismo sfuma. Il grido di allarme sul debito e sulla mancanza di progetti funzionari e tecnici per il Pnrr, è rimasto per aria. Invece di occuparsene con l’urgenza del caso, il Pd si è spaccato sul capogruppo, gli altri sulle commissioni. Intanto, fuori, la camorra firma un morto alla settimana, crescono solo nero e disoccupati, abbiamo il primato miserabile del reddito di cittadinanza e ci consoliamo con i pupazzi degli addobbi natalizi, che, senza nessuna puzza sotto al naso, si possono considerare con un eufemismo “estranei” alla identità culturale ed artistica della città. Certo Manfredi e il Consiglio non hanno colpe. Ma la sinistra che li esprime e che è da trent’anni al potere in città, con la variante arancione negli ultimi dieci ed oggi grillina, quella si. E sono colpe pregresse e attuali. Sulle prime sorvoliamo per mancanza di spazio e carità di patria. Sulle seconde l’accusa è la mancanza di autorevolezza e di forza politica per ottenere il rispetto degli impegni presi e sbandierati qui a Napoli da Letta- Conte- Fico- Di Maio- Speranza. Senza il ripiano del debito il Comune finirà in dissesto. E a quel punto addio Pnrr e speranze di riscatto. Ecco, se una differenza si può indicare col passato è che prima un appello del sindaco sarebbe stato sufficiente a mobilitare istituzioni, parlamentari, parti sociali e la comunità cittadina sul “caso Napoli”. E partiti e Parlamento avrebbero ascoltato e agito. Oggi la voce della città è flebile, la crisi della politica è forte, i partiti sono liquidi e manca autorevolezza e peso. C’è la società civile. Ma quando la cerchi perché serve ti accorgi che non c’è o se c’è pensa a tutt’altro. Speriamo di sbagliare.

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