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Perché la cultura è la chiave per risvegliare le imprese e attrarre nuovi talenti

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Le abitudini dei lavoratori sono cambiate. Dall’introduzione del lavoro agile al fenomeno delle Grandi Dimissioni, durante il secondo trimestre del 2021 – secondo i dati condivisi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – le dimissioni volontarie da parte degli italiani sarebbero cresciute dell’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In aggiunta, è l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano a stimare che saranno 4,38 milioni i dipendenti che continueranno a sfruttare le formule ibride di lavoro durante i prossimi mesi, nonostante il periodo di emergenza sanitaria sia cessato.

Tuttavia, questa decisione di massa intrapresa dai lavoratori sarebbe motivata da fattori legati al benessere in azienda, un equilibrio sbilanciato tra vita privata e lavoro e le relazioni poco fiorenti con i colleghi. Un valido strumento affinché le imprese possano accompagnare i lavoratori in questa fase di transizione è senza dubbio la formazione.

Non solo profitto

“La cultura è diversità, intuizioni, confronti, punti di vista, creatività, metodo. Da una ventina d’anni i contesti lavorativi si sono completamente trasformati diventando fluidi, ibridi, flessibili e fissando delle priorità che un tempo rimanevano sottotraccia. Per l’azienda oggi conta non solo il profitto ma l’impatto, la rilevanza, la sensibilità verso dipendenti, consumatori e clienti; per l’individuo lavoratore, oltre al reddito, è chiaro che contano anche qualità di vita e realizzazione”, dice Massimiliano Tarantino, direttore di Feltrinelli Education.

“Su entrambi i piani, l’innesto nei percorsi formativi di sensibilità diverse, come solo la cultura sa fare, consente all’azienda di acquisire un contatto più aderente con il reale e lavorare adeguatamente sulla cosiddetta corporate culture; d’altra parte, consente al lavoratore di accentuare quello spirito di adattabilità e di comprensione del contesto competitivo, che sono elementi fondamentali per gestire il proprio quotidiano, il team e gli obiettivi”.

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Massimiliano Tarantino, direttore di Feltrinelli Education. 

L’attenzione all’ambiente e alla comunità

Sull’argomento, uno studio condotto da PwC rivela che più di 8 dipendenti su 10 preferiscono lavorare in realtà che prestano attenzione verso l’ambiente e nei confronti della comunità. Ed è proprio per questo motivo che la piattaforma di intrattenimento e formazione di Feltrinelli Education offre svariati percorsi utili affinché le imprese e il personale siano consapevoli del proprio core values e del loro potenziale.

“Nella grande trasformazione digitale che ci coinvolge tutti, accentuata ancor di più negli anni della pandemia, ci siamo resi conto di quanto siano importanti gli strumenti tecnici e tecnologici ma allo stesso tempo di quanto sia fondamentale investire sulle qualità umane e relazionali. I grandi talenti – scrittori, intellettuali, filosofi e i diversi punti di vista che ciascuno di loro rappresenta – rafforzano le consapevolezze rispetto ai propri punti di forza, sia per l’individuo sia per l’azienda, e alimentano uno storytelling empatico ed efficace sia internamente all’azienda che nel contesto pubblico, rafforzando quella componente fondamentale che è la fiducia”, spiega Tarantino.

I progetti più importanti

Di recente, infatti, Feltrinelli Education ha affiancato alcuni protagonisti dell’economia italiana in progetti dove il contenuto, comunicazione e formazione si sono fuse sinergicamente. È il caso di Joule, il progetto speciale di Eni dedicato alle startup del settore sostenibile oppure di GoBeyond, l’iniziativa di Sisal per favorire la nuova imprenditorialità nel campo dell’innovazione sociale, in cui il team di Feltrinelli Education si è occupato di realizzare i contenuti della GoBeyond Academy affinché tutte le idee di un’impresa possano essere dotate delle capacità migliori per presentarsi al mercato e agli investitori adeguatamente. E ancora Barilla, che ha visto organizzare incontri formativi in cui sono stati affrontati i temi della complexity e della leadership richiamando l’attenzione di talenti come Miguel Benasayag e Jennifer Berger.

“La cultura, in tutte le sue forme artistiche, letterarie e creative”, conclude Tarantino, “è una forma di espressione di sé, nonché uno strumento finalizzato a sintetizzare il racconto di una storia. Un punto di vista o uno sguardo critico in un prodotto che arriva a tutti noi. In definitiva, sono prodotti che hanno due componenti: l’estro e il rigore. Nell’estro ci sono tutte le caratteristiche più prevedibili in relazione all’originalità, novità, radicalità delle opere. Ma la cultura è anche rigore, e quindi un metodo di lavoro e regole per incanalare nel modo più produttivo la componente creativa. La cultura è il contesto ideale per intercettare, coltivare e promuovere i talenti”.

Ecco quindi 10 fattori fondamentali per un’impresa alimentati da una buona attività divulgativa culturale:

1. Duttilità

La caratteristica principale del mondo di lavoro di oggi è quella di non imporsi, di accettare il cambiamento e di coglierne gli aspetti evolutivi con fiducia in sé, negli altri e nel contesto. È la soft skill per eccellenza che viene profondamente rafforzata dalla formazione di tipo humanities.

2. Curiosità

La cultura, per definizione, apre scenari diversi e imprevedibili, e stimola non solo a non dare le nostre conoscenze per scontate, ma a nutrirle continuamente perché possano essere in movimento. Essere curiosi significa proprio questo, ovvero partire da ciò che sappiamo per aprire continuamente finestre di stimolo e di dubbio che ci fanno crescere.

3. Creatività

Nulla meglio di un grande classico della letteratura, di una mostra del nostro pittore preferito, di un film classico o contemporaneo o di una passeggiata nel centro storico di una delle nostre città per alimentare quotidianamente la nostra vena creativa e immettere idee e intuizioni anche nelle nostre attività professionali.

4. Adattamento

È la caratteristica che ci consente non solo di stare nella dinamica di cambiamento, ma di starci bene, e di valorizzare i nostri punti di forza nel continuo movimento tra vita personale e lavoro. La cultura umanistica ci aiuta a capire cosa significa questo “stare bene”, ci rafforza nelle nostre convinzioni e ci aiuta ad affrontare anche le situazioni più imprevedibili e mutevoli.

5. Diversità

Essere predisposti ad accogliere l’altro e a non porgli un’etichetta ma a conoscerlo per davvero, significa affrontare quell’incontro come un momento di crescita, una grande opportunità per entrambi.

6. Inclusività

La globalizzazione e la trasformazione digitale hanno messo in evidenza sempre di più l’interdipendenza tra tutti noi, mettendo alla prova la nostra autentica capacità di essere inclusivi e di andare oltre i muri del passato per costruire un futuro di accoglienza e convivenza.

7. Empatia

La nostra natura è quella di entrare in contatto con l’altro, di piacere, di lasciare un segno, di essere memorabile, di attivare una reazione. Conoscere i meccanismi con i quali si sollecitano le parti più sottili ed emotive delle relazioni consente di riconoscerli e a volte di governarli. Tutte le manifestazioni creative sono luoghi di relazione, lo è un quadro, lo è un libro, lo è un post su Instagram, lo è una serie televisiva: la cultura come barometro dell’empatia, i suoi talenti come veicolo di percorsi che possono formare ad una relazione più empatica.

8. Complessità

Siamo indotti a evitare i contesti complessi, le situazioni complesse e le relazioni complesse. Ma, ahimè, tutto questo è illusorio. Viviamo immersi in uno stato perenne di complessità, di disarticolazione degli stimoli e di friabile mutevolezza, che ha un profondo impatto su di noi. Avere un metodo per affrontare la complessità è un formidabile driver competitivo, una delle componenti centrali della leadership contemporanea.

9. Valori

L’azienda è i prodotti che produce, le persone che vi lavorano, i propri obiettivi finanziari. Ma l’azienda è soprattutto identità, distintività, radicamento su un territorio, storia. La formazione umanistica consente alle aziende di conoscere meglio i propri valori identitari, per farne un racconto continuo sia rispetto alla propria popolazione interna sia rispetto al mercato e ai consumatori.

10. Persone

Il centro dei percorsi formativi legati alla cultura è la valorizzazione del capitale umano, che significa rinforzare la consapevolezza, lo spirito critico, l’adattabilità, ed agire con l’intento di costruire qualcosa di importante per sé e per gli altri. Questo è l’intento dei programmi formativi di Feltrinelli, questo è il contributo ad un’idea di benessere e di felicità fatto di realizzazione personale dei lavoratori e di rafforzamento di una comunità economica responsabile e in continuo dialogo con i propri pubblici.

L’articolo Perché la cultura è la chiave per risvegliare le imprese e attrarre nuovi talenti è tratto da Forbes Italia.

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