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Niccolò Ciatti, il ceceno accusato di averlo pestato fino a farlo morire è tornato libero

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Dopo quattro anni di detenzione preventiva, Rassoul Bissoultanov, principale indagato per l’omicidio di Niccolò Ciatti, avvenuto l’11 agosto 2017 a Lloret de Mar, torna in libertà in attesa dell’inizio del processo.

 

Scaduti i termini della detenzione preventiva, fissati in quattro anni, il principale indagato per l’omicidio di Niccolò Ciatti – ucciso nel corso di una rissa l’11 agosto del 2017 a Lloret de Mar, non lontano da Barcellona – è stato scarcerato. Rassoul Bissoultanov, uno dei ceceni coinvolti nella lite con il gruppo di amici di Niccolò da cui poi è scaturito il pestaggio mortale del giovane italiano, è stato infatti rimesso in libertà il 17 giugno, nonostante sia l’unico evidentemente riconoscibile nei filmati che mostrano la colluttazione e la violenza che portarono alla morte di Niccolò. Il giovane era intervenuto nel tentativo di separare i suoi amici dal gruppo di ceceni.

A dare la notizia della scarcerazione di Bissoultanov è Luigi Ciatti, padre di Niccolò, che diffonde le informazioni ricevute dai suoi legali in Spagna: per mantenere l’indagato chiave in carcere, ha fatto sapere il signor Ciatti a Fanpage, il processo avrebbe dovuto tenersi tassativamente entro il 12 agosto. Invece, secondo quanto stabilito dalla giustizia spagnola, il procedimento prenderà il via soltanto il 26 novembre prossimo. Condizioni che fanno sì che l’indagato, in attesa di un pronunciamento della corte, torni in libertà.

Cosa vogliamo? Giustizia, tutto qui“, afferma il padre del giovane. “Vogliamo il carcere per gli assassini di Niccolò. Non la libertà o l’impunità. Vogliamo condanne esemplari. Prima ancora vorremmo un processo: alla Spagna non sono bastati quattro anni per farlo“, accusa il signor Ciatti. “Vorrei che l’assassino e i suoi complici passero per quanto fatto, invece adesso anche l’unico detenuto sarà libero. Chissà se a fine novembre si presenteranno a processo. Hanno liberato non un presunto innocente, ma un vero assassino“.

Le nuove condizioni previste per l’indagato impongono per lui l’obbligo di firma settimanale presso il tribunale di Girona. “Il ceceno adesso può andare dove vuole. Da quello che ho capito dai miei legali, in Spagna non c’è il processo in contumacia. Se scappa credo che neppure si farà il processo“, mette in guardia ancora il papà di Niccolò, deciso a portare avanti con tutte le proprie forze la battaglia per far avere giustizia al figlio.

La nostra battaglia per Niccolò è costante, giorno dopo giorno. Razionalmente so che quanto successo a mio figlio non è stata una disgrazia: chi lo ha ucciso poteva fermarsi e non l’ha fatto“, aveva detto tempo fa, ripensando a quella drammatica notte. “In discoteca si va per divertirsi. C’è anche chi va a cercare rogne come i tre aggressori di mio figlio, ma non vai lì per uccidere. Penso che quei tre, invece, abbiano fatto tutto per compiere un omicidio. La giustizia non riporterà indietro mio figlio, ma è l’unica consolazione alla quale possiamo aspirare“, aveva aggiunto. “Sapere che comunque andrà non gli parlerò più per me è un dolore immenso, come avere un coltello costantemente piantato nel cuore. Questa vicenda mi ha fatto cancellare il significato della parola ‘perdono’“.

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