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Le forze riformiste devono definire la propria identità se vogliono avere un vero peso politico

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«I riformisti devono avere il coraggio di definire la loro posizione all’interno della politica italiana per dare una rappresentanza a un elettorato che, giustamente, non ha più una bussola per orientarsi: tra il governo Draghi e il popolo c’è un vuoto, il sistema dei partiti va ricostruito». A dirlo è Marco Bentivogli, fondatore di Base Italia.

Bentivogli è salito sul palco al Teatro Franco Parenti per la seconda tavola rotonda di sabato al Festival de Linkiesta. Sergio Scalpelli ha indossato le vesti del moderatore, al suo fianco, oltre Bentivogli, ci sono Emma Bonino, il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il senatore del Partito democratico Tommaso Nannicini.

«La politica non può essere solo una geometria di spazi da conquistare», prosegue Bentivogli. «Questa fase storica, con la crisi globale e la crisi del sistema italiano, richiede una fondamentale opera di ricostruzione del sistema dei partiti, e qui i riformisti devono sapersi confrontare, non per applaudirsi a vicenda, quello lo fanno già i populisti, ma per dare all’elettorato una proposta seria e competente. La politica “on demand” proposta dai populisti è mostruosa e non può avere ancora un peso così rilevante per assenza di alternative».

Sul palco, la voce fuori dal coro è quella di Tommaso Nannicini, senatore del Partito democratico che sembra dare una lettura diversa di cosa sono o come dovrebbero comportarsi in questa congiuntura storica i riformisti in tutta Italia. «In primo luogo bisognerebbe scacciare un po’ di equivoci su come vengono visti i riformisti: contano poco nei loro partiti o hanno partiti che contano poco; i riformisti sono quelli a cui piace governare e piace l’Europa, ma così si confondono i mezzi con i fini», dice Nannicini.

Per il senatore dem, però, per rappresentare certe istanze sono possibili anche alleanze scomode. È il caso del Partito democratico e del Movimento 5 stelle «L’alleanza con i grillini è stata fin troppo criticata: si sono fatte molte alleanze peggiori per governare e questa si può gestire. Il problema, semmai, è se i grillini entrano nell’humus culturale del Partito democratico. Questo non si può accettare».

Al panel riformista ha partecipato anche Emma Bonino, in diretta streaming, che ha criticato la scarsa carica innovativa delle forze riformiste negli ultimi anni: «Non difendere istanze come quella della disparità di genere, per fare un esempio, mi sembra un’enorme autolimitazione per il futuro del Paese».

Dopo anni in cui le istanze riformiste si sono divise in partiti che prendevano direzioni anche molto diverse, questo è il momento di unirsi e guardare avanti. «È una marcia lunga, non c’è una soluzione miracolo. Il punto è chiedersi se c’è la forza, la resistenza per andare avanti, far passare i dirigenti dalle belle parole del convegno ai fatti che si fanno dal lunedì al venerdì», dice Emma Bonino. «Forse – prosegue – la gente è stufa del nostro modo di fare politica, ma non è disincantata rispetto ai suoi bisogni e alle sue necessità, e le campagne di successo come quella sull’eutanasia lo dimostrano».

In rappresentanza del centrodestra, sul palco del Teatro Parenti, c’è il senatore di Forza Italia Andrea Cangini. Proprio Forza Italia, come spiega il moderatore Sergio Scalpelli, era nata negli anni ‘90, per colmare il vuoto generato da Tangentopoli, quindi con l’idea di favorire un processo di riforma liberale del sistema politico e della società italiana. Ma il partito oggi sembra avere enormi difficoltà nell’imporsi sulla scena politica. «Quando ho accettato la mia candidatura, mia prima esperienza politica, l’ho fatto perché credevo e mi illudevo di poter contribuire a un centrodestra di governo. Mancava un radicamento nella realtà del centrodestra. È evidente che ci siamo ancora arrivati. Oggi il centrodestra non ha credibilità di governo, né a livello locale come dimostrano le amministrative, né a livello nazionale», dice Cangini.

Un centrodestra politicamente debole, con le forze sovraniste e populiste in prima linea e Forza Italia sullo sfondo, indebolisce l’intero sistema politico italiano, spiega il senatore: «Mi spaventa che un limite così clamoroso non venga percepito o non generi forze uguali e contrarie per colmare il vuoto che c’è. È qui che devono inserirsi i riformisti: dovrebbero essere fortemente realisti e attaccati ai fatti concreti per uscire dal populismo di Lega e Cinquestelle. Quindi l’unico modo per rompere questo schema è iniziare a definire le identità dei partiti, riformisti e non: senza un’identità e una cultura politica non si può costruire nulla di durevole».

Il centrosinistra, dal canto suo, nell’ultimo periodo ha dimostrato di poter raggiungere una maggioranza forte anche senza l’aiuto di alleati improbabili come i Cinquestelle, come dimostrano le vittorie alle amministrative. Ed è proprio dalle città che parte Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, per capire dove può ancora crescere un centrosinistra davvero credibile: «Nelle città il centrosinistra ha prevalso per meriti propri dove c’erano bravi sindaci che si riproponevano, come nel caso di Milano, ma anche perché il profilo dei candidati del centrosinistra aveva concretezza, capacità di includere, come nel caso di Torino. Ma non siamo riusciti a recuperare i voti fuoriusciti dai Cinquestelle o dal centrodestra, e lo vediamo in un tasso di astensionismo ancora troppo alto».

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