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La Serie A sapeva della Superlega due mesi prima dell’annuncio

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La Lega Serie A sapeva già della Superlega, e ovviamente ne erano al corrente i vertici delle squadre italiane. Quando lo scorso 19 aprile è arrivato il comunicato stampa ufficiale della nascita della nuova competizione, tutti si sono detti sorpresi, qualcuno si è detto spaventato, altri hanno fatto finta di cadere dal pero.

Invece l’idea di una nuova competizione era sul tavolo già da un po’ di tempo. Il Sole 24 Ore ha fatto sapere di aver letto i documenti che certificano lo svolgimento di un Consiglio di Lega lo scorso 16 febbraio, cioè ben due mesi prima di quelle 48 ore di fuoco che hanno acceso il calcio europeo.

L’ordine del giorno era appunto la nascita di una nuova competizione internazionale, per andare oltre i progetti della Uefa di imporre un nuovo format per la Champions League – quello che sarebbe stato poi annunciato poco dopo la Superlega stessa, con l’allargamento a 36 squadre.

Alla videoconferenza del 16 febbraio erano presenti il presidente della Serie A Paolo Dal Pino, l’amministratore delegato Luigi De Siervo, e anche alcuni presidenti e dirigenti dei club italiani, Tommaso Giulini, Luca Percassi, Paolo Scaroni, Maurizio Setti, Cluadio Lotito, Giuseppe Marotta – tutti consiglieri di Lega con o senza diritto di voto.

Il progetto in discussione era ovviamente quello della Superlega che sarebbe stato presentato due mesi dopo: 15 squadre con partecipazione pluriennale garantita a rotazione, che sarebbero entrate con una qualificazione annuale in base ai risultati sportivi. E ovviamente lo scopo principale è il beneficio di quei 3,5 miliardi di euro che sarebbero entrati con il nuovo format.

Il responsabile delle competizioni e delle operazioni della Serie A, Andrea Butti, aveva illustrato le proposte di riforma delle competizioni internazionali: sia un progetto simile alla Superlega, che sarebbe dovuta partire nel 2022/23, sia la nuova Champions, che avrebbe visto la luce nel 2024/25.
Da sottolineare che ad aprile i presidenti dei club fondatori della Superlega avevano fatto sapere di voler iniziare già da agosto di quest’anno.

Ma in ogni caso, è la conferma che il progetto Superlega era da tempo più che una semplice idea. Era un argomento di discussione all’interno delle istituzioni del calcio, un tema conosciuto da tutti. Ancorché con parametri e struttura non ancora pienamente definiti: se fosse stato tutto già stabilito sarebbero state diffuse comunicazioni ufficiali molto prima, ovviamente.

Di certo però, a questo punto, il comunicato diramato due settimane fa non può essere letto come una cospirazione, un colpo di stato o altre definizioni simili che sono state date del progetto Superlega: questo renderebbe vane tutte quelle minacce di sanzioni e di esclusioni – dai campionati nazionali e dalle competizioni Uefa – per i club fondatori. Minacce che sono state brandite fin dall’annuncio del 19 aprile.

Tra l’altro di un progetto come la Superlega, quindi una riforma delle competizioni internazionali per valorizzare il prodotto calcistico europeo, era nell’aria già da prima di febbraio, era un segreto di Pulcinella: già a ottobre 2019 il presidente della Liga spagnola Javier Tebas era stato ospite di un’Assemblea di Lega Serie A per parlare di un’eventuale riforma delle competizioni europee.

D’altronde l’idea della Uefa di ridisegnare la Champions League nasce proprio dall’esigenza di dare una nuova struttura alle coppe che coinvolgono i migliori club del mondo. Difficile immaginare che davvero qualcuno, tra gli addetti ai lavori, ne abbia sentito parlare per la prima volta solo due settimane fa.

Secondo il Sole 24 Ore, discussioni simili a quella avvenuta in Consiglio di Lega il 16 febbraio sarebbero state fatte anche tra i vertici della Premier League inglese, della Bundesliga tedesca e della Liga spagnola.

Pochi giorni fa il Guardian aveva fatto sapere che con buona probabilità anche il primo ministro britannico Boris Johnson era al corrente del progetto. Lo aveva invitato a pronunciarsi in merito, ma l’unica risposta arrivata da Downing Street è stato un semplice comunicato di smentita.

«Boris Johnson è stato esortato a rivelare se avesse dato la sua approvazione della Superlega europea durante l’incontro con l’amministratore delegato del Manchester United Ed Woodward, pochi giorni prima che il progetto fosse svelato. Dopo l’annuncio il primo ministro ha affermato di essere fermamente contrario all’idea, e ha detto di aver scoperto la notizia a sorpresa proprio come tutti gli altri. Se Johnson ha dato il suo sostegno alla Superlega e poi ha pubblicamente attaccato il progetto, allora il popolo britannico merita una spiegazione e delle scuse complete, chiare e immediate», scriveva il Guardian il 25 aprile.

Qui a Linkiesta avevamo già raccontato di come il primo ministro britannico avesse minacciato le sei società inglesi coinvolte nella Superlega con una tassazione più dura e avanzando l’ipotesi di poter complicare le procedure per i permessi di soggiorno ai calciatori stranieri.

L’impressione è che il verbale della Serie A di febbraio e le notizie che emergono dagli altri Paesi – come questa di Boris Johnson – siano solo la punta dell’iceberg e altre novità verranno fuori nei prossimi giorni. Forse Florentino Perez, Andrea Agnelli e gli altri fondati torneranno alla carica ancora una volta.

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