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Intervista a Pica Ciamarra: “Un errore rimuovere la colmata di Bagnoli, è una risorsa”

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Bagnoli e la storia infinita della sua bonifica. Sull’area occidentale di Napoli si discute, si presentano progetti e soluzioni, ma di fatto si è fermi da trent’anni. Ora che il sindaco Gaetano Manfredi è diventato ufficialmente il commissario straordinario di Bagnoli forse ci sarà una svolta: ora o mai più. La bonifica di Bagnoli è uno di quei progetti da realizzare con il Pnrr, le risorse economiche quindi arriveranno, resta il nodo di come spenderle e di cosa fare in quell’area abbandonata che sembra essere diventata parte dell’arredo urbano della città e che ormai tutti guardano con amara rassegnazione.

«Su Bagnoli si sta facendo una ricognizione molto dettagliata sullo stato di avanzamento, la quantificazione dei costi e il grado di copertura – ha fatto sapere il sindaco Manfredi -Questo ci consentirà di avere una fotografia concreta e realistica della situazione, che poi condivideremo anche con i cittadini perché è opportuno che su questa vicenda ci sia chiarezza assoluta su quello che si è fatto, di quali siano i tempi e sui costi». In merito alla rimozione o meno della “colmata”, nodo gordiano da moltissimi anni, il sindaco ha spiegato: «Siamo ancora molto lontani dalla colmata, prima di arrivare alla colmata dobbiamo ragionare sulla terra. Poi, ovviamente, va fatta anche una riflessione tecnica sulla colmata. Oggi esiste una legge che dice che la colmata si toglie e che va ripristinata la linea di costa, e io da sindaco rispetto le leggi». La legge cui fa riferimento il primo cittadino è una legge del 1997 che ne imponeva la rimozione. «Ritengo che questa legge sia assolutamente sbagliata: la colmata non va rimossa, va ridisegnata – afferma l’architetto Massimo Pica Ciamarra – rimuovere la colmata vorrebbe dire spendere di cifre folli, circa 400 milioni a carico della collettività, non solo, può diventare una bomba sotto il profilo ecologico e tutto per una strana situazione che deriva da una cultura novecentesca, ma del peggiore ‘900».

Il piano stilato da Invitalia, invece, ne prevede la rimozione: «È chiaro che Invitalia – ha spiegato Manfredi – dovrà fare uno studio di fattibilità per valutare quanto costa toglierla e come si toglie, perché il tema è anche tecnico. Il problema è chi la toglie, come la toglie e quanto costa. Ma siamo molto lontani da questo». Secondo l’architetto, però, non è così che si guarda al futuro. «Tutte le città del mondo, ma anche Napoli quando aveva fiducia nel futuro, hanno sempre conquistato terra dal mare – ha ricordato Pica Ciamarra – basti pensare che a piazza Municipio c’era il porto e che via Caracciolo è stata costruita su una spiaggia. Finché si ha fiducia nel futuro si fa così». Eppure la legge dice che quella linea di costa va rispettata. «Sì, ma quale linea di costa? – si chiede Pica Ciamarra – Sappiamo che la linea di costa nella zona di Bagnoli, ma vale per tutte le coste, nel tempo cambia. C’era una costa all’epoca dei romani, una diversa nel 1500, e si è scelto di prendere in considerazione la linea di costa stabilita nel 1760 nella cosiddetta mappa del duca di Noja e ancora ora diciamo che quella è la linea che va rispettata. Il che è un “non senso storico”».

Per ora il sindaco ha fatto sapere che si sta ragionando «su quello che succede a terra». Ma forse si potrebbe guardare quello che succede sulla terra, pensando di ricavare dal mare, e sempre nel rispetto dell’ambiente, altra terra sulla quale intervenire per rendere finalmente attrattiva e produttiva l’area di Bagnoli. «C’è una parte dell’area di Bagnoli sulla quale i progetti possono diventare esecutivi, la colmata non riguarda tutta la zona occidentale. Noi presentammo un progetto con l’idea di realizzare un’area agricola produttiva e potrebbe essere ripreso in considerazione. Ma mi auguro – conclude Pica Ciamarra – che il sindaco faccia presente al governo nazionale che la legge del ’97 va rivista e che togliere la colmata sarebbe solo un enorme spreco di soldi».

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