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I nuovi piani e obiettivi di Enel per la transizione green

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Mercoledì 24 novembre Enel ha presentato il suo piano industriale per il 2022-2024, coi nuovi numeri e tempi che la multinazionale italiana si è data per mettere in atto i suoi ambiziosi progetti di transizione ecologica. Anzitutto, spicca il dato dell’anticipazione del raggiungimento della carbon neutrality – cioè delle zero emissioni nette di gas serra – al 2040, avvicinando il precedente traguardo del 2050.

Per raggiungere questo importante scopo, il gruppo conta di mobilitare 210 miliardi di euro tra il 2021 e il 2030: di questi, 170 saranno investimenti diretti di Enel (con un aumento del 6 percento rispetto all’ultimo piano industriale), mentre 40 saranno riconducibili a soggetti terzi.

Inoltre, poco meno di 70 miliardi di euro sarà destinato alle fonti rinnovabili, e altrettanti saranno investiti nell’espansione e il miglioramento delle infrastrutture energetiche e delle reti.

Nei piani della società c’è la fine del ricorso ai combustibili fossili: stop al carbone entro il 2027, e al gas – meno inquinante – entro il 2040. Via libera al potenziamento delle installazioni di rinnovabili, con impianti dotati di strutture di stoccaggio per compensarne l’intermittenza.

Entro il 2030 Enel si è data l’obiettivo del raggiungimento di una capacità rinnovabile totale di 154 GW, cioè tre volte quella del suo portafoglio al 2020; vuole aumentare la clientela della rete di 12 milioni di unità e spingere l’acceleratore sull’elettrificazione dei consumi, generando un aumento di poco meno del 30% dei volumi di elettricità venduta. «È chiaro» – ha detto l’ad di Enel Francesco Starace illustrando il piano – «che il prossimo decennio sarà cruciale per raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi. Abbiamo bisogno di intensificare l’elettrificazione in modo massiccio per poter raggiungere i target climatici. Il piano di quest’anno rappresenta un punto di svolta».

Sull’idrogeno verde, il gigante italiano si muove circospetto, prospettando investimenti a breve termine nel settore: «Bisognerà capire il tipo di competitività che l’idrogeno porterà con sé», ha chiosato Starace. «se basata su effetti di scala o più modulari, con grandi stabilimenti che fabbricheranno moduli utilizzati poi per la costruzione di impianti. Al momento siamo in una fase esplorativa».

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