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Guerra nucleare, dallo iodio al piano di sicurezza ecco cosa fare: “No alla psicosi ingiustificata”

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Le notizie che arrivano sul conflitto in Ucraina hanno fatto salire la paura per una guerra nucleare. In realtà in merito ci sono notizie contrastanti però il timore è gande e si fa sentire in tutto il mondo sotto forma di corsa all’acquisto di pillole allo iodio e qualche richiesta di acquisto di bunker. Ma cosa è importante sapere per placare l’ansia?

Innanzitutto il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio il primo marzo ha aggiornato il piano italiano per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari. In caso di reale emergenza sarà proprio la Protezione Civile ad effettuare l’intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione. Dunque la corsa alle farmacie non ha motivo di avvenire. Il piano prevede tre scenari basati sulla gravità e soprattutto vicinanza dell’incidente che si dovrebbe fronteggiare.

Il primo step prevede l’incidente entro i 200 km: se la sorgente delle radiazioni dovesse essere così vicina scatterebbe l’invito alla popolazione a chiudersi a casa (non oltre i due giorni) e la iodioprofilassi per ragazzi, giovani adulti e donne incinte e il blocco del traffico;

Il secondo step prevede l’incidente tra i 200 e i 1000 km: si tratta di una distanza indicativa variabile a seconda delle condizioni meteo, venti e precipitazioni. In questo caso sono previsti interventi indiretti sul territorio, controlli su verdura a foglia larga e frutta, latte, sulla filiera agroalimentare e sulle importazioni dall’estero;

Il terzo step prevede l’incidente oltre i 1000 km: nei casi di impianti così lontani gli interventi si limiterebbero ai controlli sui prodotti in arrivo dall’estero e sul rientro in sicurezza di cittadini italiani che dovessero essere stati esposti alle radiazioni.

In Europa sono 107 i reattori nucleari attivi in tredici paesi. L’Italia non ne ha nessuno sul suo territorio. Entro i 200 chilometri ci sono solo alcuni impianti in Slovenia, Svizzera e Francia. Solo in caso di incidente in questi reattori scatterebbe il piano d’emergenza più stringente. E così i cittadini dovrebbero chiudersi in casa con porte e finestre chiuse e sistemi di ventilazione spenti per al massimo 48 ore. Riceverebbero quindi istruzioni per la iodioprofilassi con l’obiettivo di proteggere la tiroide per alcune fasce di popolazione. Ovvero bambini e ragazzi, adulti fino a 40 anni e donne incinte o che allattano. Anche qui, per otto ore.

Non esiste un’indicazione ad assumere integratori o pillole che contengano iodio se non in circostanze particolari, per esempio in previsione di alcuni interventi chirurgici sulla tiroide oppure in gravidanza o in chi segue una dieta particolarmente restrittiva”, chiarisce Marcello Bagnasco, presidente dell’Associazione Italiana della Tiroide (Ait) e specialista in endocrinologia, medicina nucleare e immunologia clinica, intervistato da Repubblica. “A parte queste situazioni specifiche, non c’è nessuna indicazione ed è più che sufficiente per mantenere un buon livello di iodio l’uso del sale iodato in cucina. Ancora più inutile la supplementazione di iodio nelle in persone a cui è stata tolta la tiroide”.

“Nel nostro Paese – ha detto Bagnasco – questi preparati vengono venduti in forma di integratori e non sono soggetti a prescrizione medica, quindi ognuno può comprarlo in farmacia a spese proprie, ma è fondamentale evitare acquisti incontrollati anche perché è assurdo pensare di attuare una profilassi preventiva su scala mondiale”. E comunque in caso di necessità la protezione civile provvederebbe ad effettuare l’intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione. Solo in caso di necessità.

La gestione di un eventuale allarme nucleare in Italia spetterebbe a Maurizio Pernice, direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare. Proprio lui ha spiegato in un’intervista a Repubblica che attualmente è tutto sotto controllo: “Nessuna psicosi ingiustificata, nessuna corsa in farmacia, non c’è davvero motivo di fare incetta di compresse di iodio (che peraltro non ha senso prendere in via preventiva e mai senza controllo medico) né pensare a rifugi blindati. Viste le distanze con l’Ucraina, per noi il parametro di riferimento resta Chernobyl. Nel senso che un eventuale incidente potrebbe avere in Italia le stesse ricadute dell’86, quindi non dirette sulle persone ma sul territorio”.

L’articolo Guerra nucleare, dallo iodio al piano di sicurezza ecco cosa fare: “No alla psicosi ingiustificata” proviene da Il Riformista.

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