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Gazprom chiude il gas a Polonia e Bulgaria. L’Ue: “È un ricatto”

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Il gigante russo dell’energia Gazprom ha interrotto le forniture di gas a Polonia e Bulgaria per il loro rifiuto di pagare in rubli. L’annuncio è arrivato dalla stessa compagnia statale russa. La decisione è una rappresaglia del Cremlino contro le sanzioni imposte dall’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina.

I fatti chiave

  • Gazprom ha dichiarato di non avere ricevuto alcun pagamento da PGNiG o Bulgargaz, le compagnie statali del gas di Polonia e Bulgaria, dopo il 1 aprile.
  • Gazprom ha affermato che i pagamenti da paesi “non amici”, a partire da quella data, devono avvenire in rubli, in base a un ordine arrivato dal presidente russo, Vladimir Putin. La compagnia ha aggiunto che le parti interessate sono state “debitamente informate” della richiesta.
  • Le consegne, ha fatto sapere Gazprom, non riprenderanno fino a quando i pagamenti non avverranno secondo le modalità stabilite da Putin.
  • Gazprom ha minacciato di ridurre ulteriormente le forniture di gas all’Europa se Polonia e Bulgaria – che ospitano i gasdotti necessari al trasporto del gas russo in molti paesi – useranno forniture destinate ad altri stati.
  • Sofia e Varsavia hanno dichiarato di avere adottato misure per assicurarsi forniture alternative di gas, in modo da sopperire alla mancanza di quelle russe. I due governi avevano già rifiutato la richiesta di Putin di pagare in rubli.
  • Il ministro dell’Energia bulgaro, Alexander Nikolov, ha criticato la decisione e l’ha definita una violazione del contratto tra Sofia e Mosca. La Bulgaria, ha detto Nikolov, ha infatti già pagato per le forniture russe di aprile, secondo Sky News e Reuters.

Il contesto

Putin ha preteso che i paesi paghino in rubli il gas – una voce fondamentale dell’export russo – per compensare l’impatto delle sanzioni economiche occidentali e sostenere la valuta. In base ai tecnicismi contenuti nell’ordine di Putin, gli acquirenti possono continuare a pagare nelle valute specificate dai loro contratti, ossia, per gran parte d’Europa, l’euro o il dollaro. L’Unione europea ha avvertito però che il meccanismo potrebbe violare le sanzioni imposte dall’Ue contro Mosca e molti paesi si sono rifiutati di adeguarsi. La Polonia e la Bulgaria sono i primi paesi a vedersi negare il gas per via del rifiuto di pagare in rubli. L’intera Unione, incluse le stesse Polonia e Bulgaria, dipende in gran parte dalla Russia per le sue forniture energetiche. In particolare, secondo il think tank polacco Forum Energii e Politico, la Polonia compra dalla Russia il 46% del suo gas, la Bulgaria addirittura il 90%.

Il numero

20%. Questo, secondo il Financial Times, è stato l’aumento dei futures che tengono conto dei prezzi del gas in Europa all’inizio delle contrattazioni di oggi, mercoledì 27 aprile, in seguito all’annuncio di Gazprom.

La frase chiave

“È chiaro che, al momento, il gas naturale è utilizzato soprattutto come arma politica ed economica nella guerra in corso”, ha detto Nikolov, secondo la Reuters.

Che cosa aspettarsi

La replica dell’Europa. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha scritto su Twitter che l’annuncio di Gazprom è “un altro tentativo della Russia di ricattare” con il blocco del gas. Ha affermato inoltre che l’Ue è “preparata a questo scenario” e che sta “preparando” una risposta coordinata.

L’articolo Gazprom chiude il gas a Polonia e Bulgaria. L’Ue: “È un ricatto” è tratto da Forbes Italia.

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