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Ergastolo, il Senato si appella alla Consulta: “Dateci più tempo”

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Il 10 maggio la Corte Costituzionale, in udienza pubblica, tornerà a riunirsi per decidere sulla questione di legittimità costituzionale, di cui all’ordinanza n. 97 del 2021, relativa alla norma sull’ergastolo ostativo. Il 15 aprile dello scorso anno la Consulta, pur ritenendo l’ergastolo ostativo incompatibile con la Costituzione, aveva concesso al Parlamento “un congruo tempo per affrontare la materia”: per la precisione, appunto, un anno per elaborare una nuova legge che tenesse insieme esigenze di sicurezza e lotta alla criminalità organizzata con il diritto alla speranza di accedere alla liberazione condizionale anche per i detenuti ostativi non collaboranti con la giustizia, quando il loro ravvedimento risulti sicuro. Mentre “compito di questa Corte – si leggeva nell’ordinanza – sarà quello di verificare ex post la conformità a Costituzione delle decisioni effettivamente assunte”.

Eppure il Parlamento ha fallito: perché la nuova norma è stata approvata solo alla Camera lo scorso 31 marzo. Ora è in discussione nella Commissione giustizia del Senato ma al tema sono state dedicate poche sedute e non si farebbe mai in tempo a concludere entro lunedì; soprattutto considerando che è comune a diversi senatori, in primis a Pietro Grasso di Leu, la necessità di modificare il provvedimento approvato a Montecitorio. E per fare questo si è deciso due giorni fa, d’accordo con i relatori Franco Mirabelli del Pd e Pasquale Pepe della Lega, di chiedere dei pareri scritti a degli esperti che esprimano valutazioni sul testo licenziato alla Camera. Un modo per velocizzare rispetto al percorso delle audizioni. Tutto ciò significa che occorrerà un nuovo passaggio nell’altro ramo del Parlamento.

Questa scenario appare dunque incompatibile con i paletti temporali fissati dalla Consulta. E allora che succede? Una possibile via d’uscita arriva sempre dal Senato: due giorni fa la Commissione Giustizia ha votato all’unanimità, con il favore del Sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, l’auspicio che la Corte costituzionale possa rinviare la trattazione per consentire di finire il lavoro. Auspicio che poi è stato inviato anche all’Avvocatura dello Stato che ieri ha trasmesso la richiesta ai giudici della Consulta. Cosa può fare ora la Corte? Non vanificare il lavoro fatto fino ad ora dal Parlamento e dunque accettare la richiesta dell’Avvocatura dello Stato concedendo qualche altro mese di tempo per concludere l’iter oppure dichiarare l’illegittimità costituzionale della norma, che darebbe anche un bel segnale a questo Parlamento.

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