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Croazia, Grecia e Polonia potrebbero essere processate per i respingimenti illegali

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Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Lo scorso 20 ottobre Iratxe García Pérez, Simona Bonafé e Birgit Sippel, rispettivamente presidente, vicepresidente e coordinatrice del secondo più grande gruppo politico del Parlamento europeo, l’alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D), hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo alla Commissione di avviare una procedura di infrazione contro la Croazia, la Grecia e la Polonia per violazione del diritto dell’UE, denunciando «una situazione insostenibile creatasi alle frontiere esterne dell’Unione, relativamente alla tutela dei diritti fondamentali, in particolare del diritto alla protezione internazionale e del principio di non-respingimento».

Gli eurodeputati socialdemocratici, nella loro lettera, hanno citato una recente inchiesta giornalistica, a cui ha partecipato anche il portale Novosti, che ha messo a nudo le violenze commesse dalle forze di polizia ai confini europei, in particolare in Croazia, pubblicando un video che mostra quattro membri delle forze speciali della polizia croata picchiare brutalmente un gruppo di migranti al confine con la Bosnia Erzegovina.

«I recenti reportage di alcuni media, tra cui Der Spiegel, Lighthouse Reports e Libération, hanno messo in luce, per l’ennesima volta, il carattere sistematico dei respingimenti di persone vulnerabili, un fenomeno estremamente allarmante che spesso comporta l’uso della violenza. A preoccupare particolarmente sono le pratiche di respingimento effettuate nel Mar Egeo, ai confini [dell’UE] con la Bielorussia e lungo la rotta che coinvolge i paesi dei Balcani occidentali», si legge nella lettera firmata dagli europarlamentari Pérez, Bonafé e Sippel.

Per quanto riguarda nello specifico la Croazia, gli europarlamentari hanno ricordato che «è dal 2017 che diverse organizzazioni internazionali documentano i respingimenti collettivi e violenti al confine croato-bosniaco», sottolineando che gli ultimi report «hanno dimostrato che le operazioni di respingimento vedono coinvolti gli agenti di polizia croata, un coinvolgimento confermato dal governo croato».

«È inoltre allarmante – si legge nella lettera dei parlamentari europei – il fatto che le recenti inchieste suggeriscano che alcuni strumenti utilizzati per effettuare respingimenti sono stati acquistati con le risorse dell’UE, compresi i fondi forniti alla Croazia a partire dal 2014 per ‘la gestione della migrazione’ per un ammontare complessivo di circa 177 milioni di euro. Abbiamo più volte chiesto alla Commissione e agli stati membri di prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni di chi denuncia le politiche migratorie basate sui respingimenti illegali, ossia di intraprendere azioni proporzionate alla gravità della situazione. Non basta semplicemente sollecitare le autorità nazionali a indagare sui respingimenti in modo accurato e trasparente».

Gli eurodeputati hanno inoltre sottolineato che le autorità nazionali competenti per il controllo delle frontiere spesso agiscono in modo non conforme alle leggi, evitando di effettuare una valutazione individuale della situazione di ogni richiedente asilo giunto alle frontiere esterne dell’UE.

«I respingimenti illegali – precisano gli europarlamentari – violano il diritto dell’Unione europea, in particolare l’articolo 78, paragrafo 1. del Trattato sul funzionamento dell’UE, gli articoli 3 e 4 del Codice frontiere Schengen, l’articolo 9 della Direttiva sulle procedure [per il riconoscimento e la revoca dello status di protezione internazionale], l’articolo 5 della Direttiva rimpatri, gli articoli 18, 19 e 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, nonché la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951. Pertanto, chiediamo alla Commissione di riconsiderare l’approccio finora perseguito e di avviare una procedura di infrazione contro la Polonia, la Grecia e la Croazia».

Recentemente, la Commissione europea ha chiesto alla Grecia di istituire un meccanismo indipendente di monitoraggio dei confini per evitare i respingimenti dei migranti, vincolando l’erogazione di ulteriori fondi destinati ad Atene per la gestione della migrazione (per un importo complessivo di 15,83 milioni di euro) alla creazione di tale meccanismo. Secondo gli eurodeputati socialdemocratici, tale approccio dovrebbe essere applicato a tutti i fondi per la migrazione e l’asilo, almeno finché i respingimenti non cesseranno e finché gli stati membri non inizieranno a rispettare pienamente le norme europee e internazionali in materia di migrazione e asilo.

Gli europarlamentari hanno infine sottolineato che innalzare muri e isolarsi dai vicini non può mai essere la strada giusta da intraprendere. «Vi chiediamo di mettere in atto tutte le azioni necessarie per porre fine alla politica disumana dei respingimenti che è un disonore per tutti noi europei. L’unione dei valori inizia ai confini esterni dell’UE e si riflette nell’atteggiamento nei confronti delle persone più vulnerabili che arrivano in Europa per chiedere protezione», concludono gli eurodeputati.

Interpellata dai giornalisti che hanno indagato sui respingimenti al confine croato-bosniaco, Birgit Sippel, coordinatrice S&D della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo, ha affermato che l’inchiesta ha evidenziato un quadro terrificante della situazione dei diritti umani alle frontiere esterne dell’UE. «Questi respingimenti violenti non sono casi isolati, come alcuni stati membri cercano di convincerci. Secondo me, si tratta di un attacco sistematico al diritto di asilo e alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati. L’Unione europea, come un’unione dei valori, deve combattere con tenacia tali pratiche. Per questo chiediamo che venga avviata una procedura [di infrazione] contro gli stati membri coinvolti nei respingimenti e che venga bloccato l’uso dei fondi dell’UE ai confini esterni in questione», conclude Sippel.

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