ATTUALITA'

Collabora anzi no, il caso anomalo di Luca Esposito: il genero del boss (preso a frustate) che ha illuso la Procura di Napoli

collabora-anzi-no,-il-caso-anomalo-di-luca-esposito:-il-genero-del-boss-(preso-a-frustate)-che-ha-illuso-la-procura-di-napoli

E’ stato fermato lo scorso 17 gennaio mentre insieme alla moglie, Maria Bosti, 39 anni, era in procinto di imbarcarsi su un volo per Dubai con un green pass falso. Nel giro di poco più di un mese Luca Esposito, 41 anni, genero del boss Patrizio Bosti, 62, elemento apicale dell’Alleanza di Secondigliano (il clan che comprende i cartelli Licciardi, Mallardo e Contini-Bosti, oltre a un folto gruppo di famiglie satelliti), ha fatto tremare l’intera organizzazione camorristica con una serie di dichiarazioni fornite a inizio febbraio ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (anticipate nei giorni scorsi dal quotidiano Il Roma), salvo poi ritrattare tutto lunedì 7 marzo quando, nel corso di un interrogatorio in videoconferenza dal carcere di Terni, dove è detenuto, ha fatto sapere di “non aver intenzione di collaborare con la giustizia“. Presa di posizione che rende di fatto i verbali raccolti un mese fa inutilizzabili.

Una battuta d’arresto, almeno per ora, per la procura di Napoli guidata da Giovanni Melillo (che è a capo anche della Dda), da tempo a caccia di ‘oracoli‘ capaci di svelare le dinamiche di un’organizzazione, come l’Alleanza di Secondigliano, che da “oltre 30 anni è profondamente radicata nonostante i numerosi conflitti affrontati e le repressioni di polizia che subite. Non è un caso – affermò il capo della procura partenopea in un convegno lo scorso novembre che mai negli ultimi 30 anni figure di rilievo delle famiglie mafiose che reggono le redini di quel cartello abbiano rotto il patto di omertà che li accomuna“. Il riferimento era proprio alla mancanza di collaboratori di giustizia di primo piano all’interno del cartello che -secondo gli inquirenti- comanda Napoli e non solo. Proprio per questo l’iniziale intenzione di Esposito era stata accolta con entusiasmo negli uffici di via Grimaldi che speravano di vivere, dall’inizio della collaborazione e per i successivi 180 giorni (tempo necessario per raccogliere le dichiarazioni del pentito), mesi caldissimi per arrivare a cristallizzare il modus operandi dell’Alleanza di Secondigliano. Alleanza sulla quale da tempo si concentrano le attenzioni della Procura nonostante in diversi quartieri della città (Fuorigrotta, Miano, Ponticelli) e in provincia (Caivano, Casoria, Afragola, Arzano) si continua ad ammazzare e a seminare terrore.

Ma cosa è successo negli ultimi 30 giorni? C’è da chiarire innanzitutto che Esposito dall’arresto a oggi non ha mai revocato il mandato ai suoi legali storici. Il 41enne genero del boss è seguito infatti in due diversi procedimenti dai penalisti Anna Maria Ziccardi e Nicola Pomponio (per quanto riguarda l’accusa di 416 bis) e dallo stesso Pomponio e dall’avvocato Raffaele Chiummariello (per l’accusa di corruzione di incaricati in pubblico servizio, l’aggravante mafiosa, inizialmente contestata dalla procura di Napoli, è caduta al Riesame). Legali che nelle ultime settimane hanno evitato qualsiasi tipo di contatto con Esposito a causa dell’eccezionalità del caso in questione. Solo lunedì scorso, collegati in videoconferenza, hanno appurato la presa di posizione del 41enne.

Esposito a inizio febbraio è stato protagonista di una vera e propria anomalia: ovvero ha proclamato un difensore d’ufficio, pur senza revocare il mandato ai suoi legali storici, iniziando a raccontare ai magistrati partenopei alcune dinamiche interne al clan Contini-Bosti e più in generale all’Alleanza di Secondigliano, pur ribadendo di non considerarsi organico all’organizzazione che detestava. Dagli stipendi pagati ogni mese agli affiliati (anche detenuti) per un cifra di circa 170mila euro all’imposizione del matrimonio con Maria, figlia del boss Patrizio Bosti, conosciuta oltre 15 anni fa (suocero che l’avrebbe anche frustato perché era solito uscire la sera senza la compagna), alle sue attività illegali relative alla compravendita di orologi di lusso, anche da calciatori e personaggi del mondo dello spettacolo, che poi rivendeva a peso d’oro. Esposito ha anche parlato di alcuni omicidi che avrebbero visto come mandanti sia il suocero che il cognato Ettore Bosti, entrambi detenuti da tempo con quest’ultimo, definito una “testa calda”, considerato elemento poco gradito ai vertici del clan Mallardo e Licciardi e vicino in passato al clan Lo Russo (i ‘capitoni’ di Miano, oggi quasi tutti collaboratori di giustizia) per aver sposato Mena Lo Russo, figlia di Mario, uno dei cinque fratelli (gli altri due sono Salvatore e Carlo) pentiti. Esposito ha anche raccontato di aver acquistato “in nero” una lussuosa abitazione in Costa Azzurra: “…l’ho pagata 770 mila euro, cioè con sette orologi e 550mila o 520mila euro in contanti…”. L’abitazione, per evitare le tasse, e’ stata intestata alla figlia di un amico che di mestiere fa il ‘magliaro’, lo stesso lavoro del padre di Esposito.

L’articolo Collabora anzi no, il caso anomalo di Luca Esposito: il genero del boss (preso a frustate) che ha illuso la Procura di Napoli proviene da Il Riformista.

Leave a Reply