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Che ruolo ha il polline nel diffondere il coronavirus?

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Nel caso di un’alta concentrazione di polline la distanza di due metri fra le persone potrebbe non bastare, stando a una nuova simulazione al computer. L’esperimento, che è però teorico e va preso con cautela, riapre il dibattito sulla trasmissione airborne del coronavirus

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(foto: monikazoran via Pixabay)

Anche i granuli di polline potrebbero contenere e veicolare piccole particelle di coronavirus Sars-Cov-2. Tanto che in specifiche condizioni, quando la concentrazione del polline è alta, due metri di distanza interpersonale potrebbero non bastare. Ad affermarlo è uno studio basato su una simulazione al computer, realizzata da due fisici dell’università di Nicosia, a Cipro. Gli scienziati hanno riprodotto il comportamento del polline e l’andamento la diffusione di granuli nelle giornate primaverili più cariche. Lo studio, pubblicato su Physics of Fluids, è teorico e basato su modelli di dinamica dei fluidi. La ricerca, inoltre, non indica – e non può indicare – se le particelle di virus sospese nell’aria e sul polline siano ancora attive e possano effettivamente contagiare. Lo scopo dell’indagine, dunque, è mostrare che il virus può viaggiare anche su questo materiale (come in precedenza mostrato per il particolato) e ritornare sulla questione, ampiamente dibattuta, della possibile trasmissione del virus attraverso l’ariaairborne, tramite aerosol.

Coronavirus, anche via aerosol

Più volte, durante la pandemia, siamo tornati sul tema: sappiamo che piccolissime particelle di coronavirus possono restare sospese nell’aria, sotto forma di aerosol. Le autorità internazionali (fra cui l’Oms) indicano che la trasmissione del virus via aerosol è possibile, anche se più rara rispetto ad altre vie, più dirette. Ma quanto e come le microscopiche particelle virali possono viaggiare e restare attive? Ancora non abbiamo risposte precise e diversi gruppi stanno approfondendo questo problema. Ad esempio abbiamo parlato del ruolo dello smog e del particolato nel diffondere il virus e uno studio indica che il particolato può contenere tracce di virus, anche se non si sa se e quanto possano infettare; inoltre non lo trasporta attraverso l’aria più di quanto faccia il vento. Insomma, lo smog è stato quasi scagionato.

La brezza e il virus

Oggi per la prima volta gli scienziati studiano se il patogeno si trova anche sul polline e dunque ne viene trasportato. Gli autori partono da un’osservazione statistica: i tassi di infezione Covid-19, come riportano nel testo, risultano più alti in luoghi dove c’è una maggiore varietà e concentrazione di pollini.

Le condizioni impostate per la simulazione riguardano un ambiente aperto e affollato, con un’ampia concentrazione di coronavirus sospeso. Si tratta di una delle prime volte, sottolineano gli autori, in cui viene condotto questo genere di indagine. L’obiettivo era capire se in presenza di una leggera brezza il vento possa favorire una maggiore diffusione del virus presente sul polline.

100 persone distanziate: quale l’effetto del polline?

In particolari giornate un albero può emettere anche 1.500 granuli di polline per metro cubo. Nel modello gli autori hanno considerato un salice e hanno ricreato l’intero ambiente, considerando tutti i parametri, dalla temperatura all’umidità, fino alla velocità del vento. Lo studio somiglia un po’ – ma ovviamente è molto più complesso – ai problemi che svolgevamo a scuola: sulla base di una serie di dati, infatti, calcola la risposta, ovvero il rischio di diffusione del virus. I ricercatori, hanno considerato un raduno prima di 10 e poi di 100 persone, di cui alcune positive al Sars-Cov-2, all’aperto e tutte a distanza una dall’altra di almeno 2 metri. Le persone sono state posizionate – sempre nel modello – a distanza di 20 metri dall’albero che perde polline, di cui si considerano in tutto 10mila granuli. La velocità del vento è di 4 km orari.

Gli autori scrivono nelle conclusioni che nel caso di una forte pollinazione, anche nel caso di un piccolo gruppo di 10 persone che si trovano all’aperto, la distanza di 2 metri non risulta sufficiente proprio a causa della forte circolazione dei pollini su cui viaggia il virus. Insomma, secondo loro le linee guida sul distanziamento sociale andrebbero riviste, almeno in questa particolare situazione.

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