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Bersani chiede a Letta di creare una nuova «Cosa» di sinistra

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Il 29 settembre Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd, ha compiuto 70 anni e ha annunciato che non si ripresenterà alle elezioni. Ma non intende mollare: «Penso che la politica non si faccia solo in Parlamento…». E in un’intervista a La Stampa lancia una proposta operativa a Enrico Letta per far nascere una nuova Cosa di «sinistra e pluralista» che unisca tutte le forze progressiste. Ma sui prossimi mesi lancia un allarme: non esporre Mario Draghi alla delegittimazione di una bocciatura a voto segreto come candidato al Quirinale: «Occhio ragazzi: non facciamo dei disastri».

Dopo la vittoria del Pd alle comunali, definita «trionfale» dal segretario Letta, Bersani sostiene che «la destra si può battere e che per continuare a farlo occorra far leva su una spinta di fondo, unitaria che va oltre le geometrie variabili nelle quali la sinistra si ritrova costretta e che raccoglie larga parte dell’elettorato rimasto dei Cinque stelle».

Bersani parla di un «bisogno di novità» che c’è ancora nel Paese. Il centrosinistra, dice, «investa la sua forza in una nuova offerta politica con un tratto di novità credibile. Sapendo che nelle elezioni politiche non ci sono ballottaggi e si presenteranno decine di milionate in più di elettori». Quello a cui allude è un «campo progressista» fatto di due step: «Le sinistre plurali che si ricompongono e un accordo con i Cinque stelle».

«Qui dobbiamo strapparci un po’ la giacca», dice Bersani. «Va bene il meccanismo delle Agorà nelle quali il Pd chiama tutte le forze che sono disposte a sentirsi parte di una sinistra plurale e gli dice anche perché: dove vogliamo arrivare e con quale programma fondamentale. Si delinei un percorso. Alla fine ci potrà essere un “partitone” o anche una Federazione. Purché ci si metta in moto».

E i liberali alla Calenda che non vogliono andare a destra? «Io non escludo ma vediamo se ci troviamo d’accordo su un punto: in Italia e non solo da noi, si stanno organizzando due campi. Uno si chiama destra e uno si chiama sinistra. Se uno mi dice no, che esiste un fronte dei ragionevoli e uno degli irragionevoli, che comprende Lega ma anche Cinque stelle, io non sono d’accordo, E dico: pensaci caro Calenda, pensaci!».

Sui grandi temi come clima, pandemia, fiscalità per le multinazionali, ovunque «si stanno organizzando campi plurali, perché oggi in Europa non c’è un partito che sia sopra il 30 per cento!», riflette Bersani. «Ho fatto per 30 anni l’amministratore e non ho mai visto un anno come questo, nel quale i soldi non fossero un problema, ma controbatto: se noi facciamo 250 miliardi di investimenti, avremo 30-40 miliardi in più, malcontati, di spesa corrente in più. Se fai gli asili, ci devi mettere le maestre, se rafforzi la pubblica amministrazione, ci devi mettere la gente…».

Il punto, dice, è che «o recuperiamo subito almeno un terzo dell’evasione fiscale, o abbiamo davanti un altro colpo allo Stato sociale. E ancora: 250 miliardi vogliono dire qualche punto in più di occupazione, ma attenzione: degli ultimi 600mila assunti in Italia, l’80% erano precari e di questi il 30% avevano contratti con meno di un mese. Oggi abbiamo 980 contratti nazionali, ma ne avevamo 410 dieci anni fa: sono contratti pirata e dunque ci vuole una legge sulla rappresentanza e sulla contrattazione. Così inizia un ciclo, mi spiego? In definitiva: durante quest’anno dobbiamo preparare le riforme, che il governo non potrà fare. Perché neanche Draghi è tenuto alle cose impossibili. Come una vera riforma fiscale. Il governo svolge ottimamente il suo compito: fronteggiare l’emergenza. Sanitaria ed economica».

E sulla presidenza della Repubblica, dice: «Stiamo preparando una scelta irrituale: tra un semi-inedito, la conferma del Capo dello Stato uscente, e un inedito: un presidente del Consiglio che di fatto si auto-rassegna le dimissioni. E se invece decidessimo di esser normali? Scegliendoci il miglior Presidente possibile e lasciando al Parlamento di decidere il destino del governo. Ponendo il traguardo della legislatura al 2023, ma senza la fiducia al cento per cento, di arrivarci».

Ma «attenzione a non combinare disastri» esponendo Draghi al voto segreto di parlamentari terrorizzati dal fine-legislatura. E comunque «sia chiaro sin da oggi: se Salvini vuol fare cadere Draghi, vada in Parlamento e lo sfiduci. Ma non pensi di usare le istituzioni per le sue pensate».

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